L’incontro Italia-Francia rilancia l’idea d’Europa

La storia ci ricorda un rapporto di odio e amore tra i due Paesi. Eppure, già durante la conferenza stampa a margine dell’incontro bilaterale, sia il presidente francese, Emmanuel Macron, che quello italiano, Paolo Gentiloni, hanno lasciato intuire un forte sentimento di stima reciproca ma soprattutto un rinnovamento sull’idea Europa. Un’evoluzione del processo di integrazione che vede ridimensionata la prepotente Germania e fiduciosa l’Italia alla vigilia delle prossime elezioni politiche.

Molto probabilmente la sintesi di questa intesa si concretizzerà entro un anno con la formalizzazione del “Trattato del Quirinale” grazie al quale sarà data una cornice più stabile e ambiziosa ai già ottimi rapporti bilaterali tra i due Paesi.

Al centro del confronto c’è stata un’analisi sulla politica migratoria in cui Macron, pur lodando l’Italia per la gestione dei migranti e la presenza in Africa, ha sottolineato che il diritto d’asilo non è sinonimo di accoglienza senza distinzione: “ci sono donne e uomini che arrivano e che hanno diritto di essere tutelati”, ha detto il capo dello Stato francese, “pur tuttavia, solo alcuni possono accedere alle procedure di regolarizzazione mentre altri dovranno rientrare nei paesi di origine. Siamo di fronte a ondate migratorie inedite. Dobbiamo essere più ambiziosi e mantenere uno spirito di distinzione”.

Una posizione che avrà sicuramente una ripercussione politica nell’Europa che verrà, un’Europa dove gli equilibri geopolitici al suo interno sembrano già cambiati dopo la lenta ripresa dalla crisi economica e la gestione dei flussi migratori degli ultimi tempi. E se l’asse franco-tedesco sembra al momento non essere messo in discussione, l’Italia ha tutte le possibilità per diventare il terzo attore di riferimento soprattutto per i paesi mediterranei. 

Non a caso il presidente Macron, parlando dell’agenda europea per il 2018, ha sostenuto di essere pronto a “rifondare e dare nuove prospettive per il decennio che ci aspetta, così da prendere decisioni molto importanti nei settori della difesa, dell’immigrazione, nel digitale e nell’economia”.

Ma il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, sebbene condivida l’impostazione dei cugini d’Oltralpe, ha aggiunto che gli obiettivi sul futuro dei governi europei dovranno essere anche altri, ovvero il lavoro, l’occupazione e gli investimenti. Infatti, nonostante gli ultimi dati sull’economia siano incoraggianti, questi devono tradursi in opportunità per creare soprattutto sviluppo, ma anche per dare nuova ninfa al progetto europeo arenato ormai da troppo tempo.

Al momento, però, l’unica domanda che sovviene spontanea ai cittadini europei è un’altra: qual è il prezzo che dovrà pagare la “nuova Europa” per trovare il giusto equilibrio tra i sentimenti egemonici francesi, il pragmatismo italiano e l’inflessibilità   tedesca?