Nigeria: fucina di jihadisti e “fabbrica di bambini”

La multi religiosa Nigeria è divisa quasi in parti uguali tra cristiani e musulmani, questi ultimi hanno una concentrazione geografica nell’area settentrionale dove, come “estrema espressione jihadista”, domina la figura di Boko Haram (boko - l'istruzione occidentale è haram - proibita).

Il complesso e articolato sistema sociologico nigeriano presenta degli apparenti, ma endemici, paradossi economici e sociali, infatti anche se è il più grande produttore di petrolio dell’Africa, ha un tasso di povertà altissimo; su una popolazione di centonovanta milioni di unità, l’indigenza attanaglia oltre il novanta per cento della popolazione che è costretta a vivere con meno di due dollari al giorno. Secondo i dati delle Nazioni Unite, il traffico di esseri umani, che include la vendita di bambini, è il terzo crimine più comune in Nigeria, dopo la corruzione (frodi) e il traffico di droga. L’aspetto terroristico, di impronta islamista, è un altro “elemento” in crescita nel contesto nigeriano, infatti alle “azioni” di Boko Haram si aggiunge l’“opera” dei pastori islamisti Fulani.

La non plateale intenzione delle “associazioni” estremiste islamiche nigeriane, di costruire uno “Stato islamico”, fa sottovalutare il rischio jihadista, ma in pratica alcune aree geografiche del nord del Paese sono sotto lo stretto controllo di varie articolate espressione di jihadismo. Il territorio nigeriano, attualmente, esprime a livello globale la maggiore attività terroristica anche in “formato esportazione”, rappresentando, dopo il “tramonto” dell’Isis, il punto di riferimento del fondamentalismo islamico.

Alcuni giorni fa la polizia dello Stato di Kaduna, a seguito di segnalazioni, ha “liberato” più di trecento adolescenti da un capannone dove erano segregati e all’interno del quale “operava” una scuola coranica. Questi “studenti spesso coatti ” vivono in “condizioni disumane e degradanti con il pretesto di imparare il Corano e raddrizzarli”, così riferisce il capo della polizia Yakubu Sabo; inoltre i meno indottrinabili venivano legati e torturati in apposita “camera di correzione”.

Tra di essi erano presenti anche ragazzi cristiani da convertire. Gli aguzzini erano in grado di forgiare il comportamento dei giovani, con età massima di 17/18 anni, in modo da “potenziarne” la visione estremista del jihadismo e l’obbedienza. La “scuola” coranica era stata attivata da circa un decennio e ospitava studenti, spesso portati dalle loro famiglie, con lo scopo di fare apprendere la lettura e la scrittura ovviamente nel “quadro” coranico. Nella Nigeria settentrionale sono presenti numerose “case di correzione” “coperte” da istruzione coranica (in assenza di strutture pubbliche) e prevalentemente abusive, che dietro una rigida e rigorosa educazione religiosa, indottrinano giovani molto spesso anche emarginati o con disagi di vario genere. Ricordo che Kaduna è un importante snodo ferroviario ed un centro di distribuzione e transito di ogni tipo di merce. Inoltre da tempo la Nigeria è al centro di indagini e controlli da parte degli organi di polizia a causa di un proliferare di “pseudo cliniche” dove ragazze da undici a ventisette anni, in stato di gravidanza, vengono segregate fino al parto, per poi sottrargli il nascituro e immetterlo sul mercato.

Il due di ottobre (Reuters), la polizia di Lagos ha annunciato di aver scoperto una “fabbrica di bambini” nel distretto di Isolo, dopo che gli ufficiali hanno trovato sette ragazze incinte che vagavano disorientate dopo essere sfuggite dalla “clinica-fabbrica di neonati”. Nei giorni precedenti si sono verificati altri casi analoghi che hanno elevato il grado di attenzione proprio su questa tipologia di mercato di esseri umani, denotando un incremento della crudeltà e del cinismo già drammatici nelle altre forme di commercio umano. Il sud-est del Paese è maggiormente interessato dalla tratta di minori.

Diverse “cliniche di maternità illegali” sono state scoperte in quest’area negli ultimi anni. Lunedì passato, ha riferito la polizia di Lagos, sono state salvate diciannove ragazze incinte con età compresa tra i 15 e i 28 anni “detenute” in una “fabbrica di bambini”, ma risulta che l’età minima in alcuni casi è intorno a dieci anni. Questo mercato, già di per sé terrificante, nasconde fenomeni di violenza sessuale e di rapimento di gruppi di ragazze di ogni religione a scopo anche riproduttivo (vedi Boko Haram, ecc.), di segregazione e sfruttamento di ogni genere.

Si pone ora la domanda: chi sono gli acquirenti visto che in Africa i tassi di natalità sono altissimi? Considerando che, secondo la polizia, le neonate sono state vendute a 300mila nairas (760 euro) e i neonati a 500mila nairas (1.265 euro); senza dubbio prezzi altissimi per la maggior parte dell’“umanità” del Continente africano.

Il mercato globale prevede anche un’offerta globale; lo Stato nigeriano è afflitto dalla difficoltà di controllo di sacche territoriali, sia “anarchiche” che jihadiste, all’interno delle quali si produce un sistema di scambio commerciale istintivo e schizofrenico, che risponde a ogni tipo di “richiesta”, rendendo la “merce umana” ben vendibile, a prezzi “contenuti” e soprattutto facilmente esportabile.