In Senegal si può parlare di omosessualità?

In 28 Stati africani su 49 ricadenti nell’area sub sahariana, le leggi “vietano” di mostrare la propria tendenza omosessuale. In questi Paesi l’essere, ma soprattutto mostrarsi gay, viene punito con la detenzione e a volte anche con la pena capitale. Il Senegal è un Paese a prevalenza musulmana, ma ritenuto dal ”giudizio pubblico” anche molto sensibile rispetto ai Diritti umani, in quanto, in alcuni casi, ha un approccio “ragionato” con i dettami shaaritici (legge islamica) espressi nel Corano. L’islam in Africa, nell’ambito della sua autentica e dogmatica osservanza, ha fagocitato molti aspetti della cultura tribale pre-islamica, ovvero prima della conversione alla religione di Maometto di molte aree geografiche del continente africano, avvenuta con articolate modalità, a cavallo del secolo VIII.

La facilità di attecchimento dell’islam nell’area occidentale dell’Africa si è compiuta gradualmente ed è stata influenzata prevalentemente dall’islam magrebino, sintesi di quella peculiare ”alchimia sociologica” nata su radici arabo-berbere. Brevemente, il commercio; la lenta integrazione delle culture tribali ed animiste autoctone che hanno coabitato e assimilato l’arabizzazione poi  l’islamizzazione; il proselitismo religioso professato da arabo-africani piuttosto che da bianchi, come il Cristianesimo; la poligamia prevista nel Corano e già praticata per motivi culturali ed economici in Africa, contrariamente  alla monogamia Cristiana; infine la lingua araba, corposa e ascetica che ha riempito i “vuoti linguistici” degli essenziali idiomi africani, ha fatto si che le due culture lentamente si fondessero, ovviamente a favore del monolite arabo-islamico piuttosto che al duttile animismo tribale. Fatto questo minimo accenno alla “situazione” africana, mercoledì 12 febbraio Justin Trudeau capo del Governo canadese, a Dakar ha sollecitato il presidente del Senegal, Macky Sall, ad esprimersi in merito alle leggi che “vietano” le espressioni omosessuali nel suo Paese. Il Presidente del Senegal ha dichiarato che le Leggi vietano le manifestazioni di omosessualità, ma ha aggiunto che anche se la “cultura” senegalese lo vieta, non vuol dire che ci siano atteggiamenti omofobi. Macky Sall si è sempre dimostrato sensibile ai “principi” dei Diritti umani; infatti il Senegal è un’esempio di “costituenti democratici inseriti in un contesto islamico”.   

Nell’intervista di mercoledì a Dakar, il Presidente Sall ha dovuto fare fronte ad incalzati domande provenienti dalla platea dei giornalisti; apostrofato da un corrispondente che gli ha domandato perché le leggi che vietavano l'omosessualità non fossero “omofobia”, Sall, dopo avere schivato una diretta e specifica risposta, ha dichiarato: “le leggi del nostro paese obbediscono alle regolare che sono il riassunto dei nostri valori di cultura e civiltà; non hanno nulla a che fare con l'omofobia; coloro che hanno un’orientamento omosessuale non sono emarginati”, continuando: "Sono sempre in difesa dei Diritti umani e porto sempre queste questioni ovunque io vada"; "Inoltre non possiamo chiedere al Senegal di dire: da domani legalizziamo l'omosessualità e domani si potrà fare la parata gay".

Riferendosi ai Gay Pride ha aggiunto che: “le marce dell'orgoglio organizzate in altre regioni del mondo non sono possibili  da noi perché la nostra società non le accetterebbe. La società si evolverà, ci vorrà tutto il tempo necessario”. Coraggiosamente il Presidente senegalese ha espressamente affermato che ogni società ha i suoi tempi di “metabolismo”, ed i suoi connazionali avranno il loro tempo. La legge senegalese punisce gli atti omosessuali con pene detentive da uno a cinque anni. Il Codice Penale parla di "atto impudico e contro natura con un individuo del suo sesso".

Va detto che l’islam in Senegal è osservato dal 94percento della popolazione, ed  è articolato essenzialmente in tre grandi confraternite che svolgono un ruolo preponderante nella vita dei senegalesi: la Muridiyya, di espressione autoctona,  raccoglie più del 33percento dei musulmani, le altre due più importati sono la Qādiriyya e la Tijāniyya. Queste confraternite hanno un forte “appeal” a causa della loro “fisionomia iniziatica” che determina, in colui che aspira ad essere iniziato, la volontà di percorrere la “Via della conoscenza” incondizionatamente a seguito  di un Maestro.   

La stampa senegalese aveva avvertito che l’arrivo di Trudeau poteva essere una “promozione” di un’agenda omosessuale; ma la visita del presidente del Canada era soprattutto finalizzata ad ottenere un appoggio africano per un posto nel potente Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a giugno. Canada, Norvegia ed Irlanda si contenderanno questo ambizioso “seggio” ed il sostegno africano sarà fondamentale per avere uno dei due posti disponibili. Sall ha garantito il suo sostegno al  Canada in quanto i due stati francofoni condividono molti valori e hanno rapporti da lunga data.

Tuttavia l’Human Rights Watch ha documentato che in Senegal, tra il 2009 ed il 2016, la polizia ha arrestato 38 persone per il loro "percepito orientamento omosessuale", anche se risulta che molti degli arrestati sono stati rilasciati dopo pochi giorni.