L’Iran rifiuta gli aiuti umanitari Usa mentre il suo popolo muore

Le notizie che giungono dalla Repubblica Islamica dell’Iran sono estremamente preoccupanti e tragiche. Il 21 marzo il leader supremo dell’Iran ha rifiutato l’assistenza degli Stati Uniti per combattere il Covid-19, affermando che il virus potrebbe essere prodotto dall’America. Il Paese sciita vuole cavalcare le accuse infondate lanciata in un primo momento dalla Cina. In Cina, il portavoce del ministero degli Esteri Zhao Lijian e a seguire i media di Stato cinesi avevano accusato, con compagne mediateche quotidiane, gli Stati Uniti di aver scatenato la pandemia del Coronavirus portando il ceppo a Wuhan durante i giochi militari.

Accuse che sono cambiate nel corso degli ultimi giorni. Ma l’Iran ha colto subito l’opportunità per infiammare il popolo e dare le colpe della tragedia nel Paese al nemico americano. L’Iran è alle prese con pesanti sanzioni statunitensi che impediscono al Paese di vendere petrolio e di accedere ai mercati finanziari internazionali. Ali Khamenei ha rafforzato questa teoria del complotto per deviare le responsabilità sulla diffusione della pandemia e accrescere la repressione interna. “Non so quanto sia reale questa accusa, ma se fosse così, quale persona sana di mente si fiderebbe degli Stati Uniti e dei loro medicinali? Forse quella medicina è proprio il modo per diffondere il virus ancor di più”, ha recentemente ribadito Khamanei.

Ma il Paese lancia lo stesso un appello agli Usa e in questo caso l’appello è consentito. “Gli Stati Uniti devono revocare le sanzioni se Washington vuole aiutare l’Iran a contenere l’epidemia di Coronavirus”, ha dichiarato il 22 marzo il presidente iraniano Hassan Rouhani, aggiungendo che l’Iran non ha intenzione di accettare l’offerta di assistenza umanitaria da parte di Washington perché “i leader americani mentono. Se vogliono aiutare l’Iran, tutto ciò che devono fare è revocare le sanzioni. Solo così possiamo affrontare l’epidemia”. Intanto, il bilancio delle vittime iraniane per il nuovo coronavirus è salito a 1.812, con 127 nuovi decessi nelle ultime ore. Dati confermati da un autorevole portavoce del ministero della Salute alla tivù di Stato. Il numero totale di persone infette nel Paese ha raggiunto 23.049 casi.

Il portavoce, Kianush Jahanpur, ha dichiarato che nelle ultime ore circa 1.411 iraniani sono stati infettati dal virus in tutta la Repubblica islamica, dove si trova il focolaio più grave di tutto il Medio Oriente. Scuole chiuse, eventi sportivi e concerti annullati, popolazione invitata a restare chiusa in casa. E così la scarsa trasparenza da parte del regime sul virus, che ha colpito e ucciso anche diversi politici, ha alimentato le proteste della popolazione già schiacciata dalla repressione e da un’economia distrutta. “Diverse le manifestazioni nel Paese causate dalla mancanza di chiarezza da parte del regime: proteste a Shaft per il trasferimento di infetti nell’ospedale cittadino e a Bandar Abbas un gruppo di persone ha dato alle fiamme una clinica, convinto che ospitasse pazienti contagiati dal Coronavirus provenienti da Qom”, riporta la rivista Formiche.

“Ogni dieci minuti, in Iran una persona muore a causa del Coronavirus e ogni ora si contano 50 nuovi contagi”, riportano organizzazioni internazionali per la tutela dei diritti umani. Cifre preoccupanti nel mezzo della pandemia aggravate dalla mancanza di test nel Paese e la conseguente decisione di effettuarli solo su potenziali pazienti che già presentano sintomi. Anche in questo caso, per giustificare la mancanza del materiale sanitario e dei tamponi il governo di Teheran ha puntato il dito contro le sanzioni imposte dagli Stati Uniti, affermando che queste rendono impossibile l’arrivo di materiale sanitario o di protezione.

Nuovamente, il regime iraniano si rivela al mondo per la falsità e la brutalità esercitata sul proprio popolo e all’estero. Sono in molti a domandarsi se l’invio di truppe in Siria e gli aiuti militari ad Hezbollah, in Libano, non abbiano prosciugato le casse dello stato, già vuote, che preferisce comprare armi e arruolare mercenari e non aiutare il proprio popolo.