30 marzo 2012POLITICA
Cosa c'entrano gli esuli dell'Istria e della Dalmazia con il
decreto attuativo su Roma Capitale? A unire storie distanti più di
sessant'anni, una promessa. Quella del sindaco di Roma Gianni
Alemanno, che nel corso delle celebrazioni ufficiali a ricordo
dell'esodo giuliano, lo scorso 6 marzo ha dichiarato: «Occorre
realizzare una Casa del ricordo, da consegnare alle associazioni
giuliano-dalmate, perché custodiscano e trasmettano alle future
generazioni il ricordo delle foibe». Quando l'amministrazione
capitolina si è trovata a dar seguito alla dichiarazione d'intenti
del primo cittadino, la promessa fatta alle Associazione degli
esuli si è notevolmente ridimensionata: un piano seminterrato nel
quartiere dell'Eur, nello stabile del Palazzo dei congressi, a
pochi metri dall'ingresso fornitori. Una proposta che è suonata
come una presa in giro, scatenando le ire di buona parte della base
degli ex An, che hanno storicamente preso a cuore e cavalcato i
temi della diaspora del confine orientale. Alcuni colonnelli
capitolini del Pdl hanno mostrato una forte perplessità per la
proposta del sindaco. «Non è quello spazio
archivistico-museale ed espositivo quale era stato descritto da
Alemanno», ha osservato un dirigente del partito romano. «Alle
parole è necessario far seguire i fatti» ha ammonito a inizio mese
il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri. L'ex ministro,
oggi su posizioni distanti da quelle del sindaco nella geografia
interna degli azzurri, ha descritto l'impegno del sindaco come
apprezzabile. Ma probabilmente ha intuito che qualche intoppo ci
sarebbe stato. Il locale messo a disposizione dal Campidoglio è
dell'Eur s.p.a., ente che gestisce il patrimonio pubblico della fu
Esposizione Universale progettata nel '42. Oggi per il 90% in mano
al Tesoro, e solo per il 10% a disposizione dell'amministrazione
comunale. Poco margine di autonomia, dunque.
Ma è proprio sulla cessione delle quote in mano allo stato a
Roma Capitale che si è giocata una delle tante partite nella
bicamerale per il Federalismo fiscale, chiamata ieri a dare il
parere definitivo sul trasferimento di poteri e competenze da
governo e regione al comune. Gli uomini del sindaco hanno giocato
una serrata battaglia affinché il governo cedesse le quote in suo
possesso al Campidoglio. Ovviamente a titolo gratuito. Dunque,
mentre il primo cittadino proponeva agli esuli una sede inadeguata
allo scopo per la quale lo stesso primo cittadino l'aveva
immaginata, trattava l'acquisizione di un patrimonio del valore di
milioni di euro senza alcun onere per le proprie casse. Proprio
adiacente allo stabile dove dovrebbe essere realizzata la Casa del
ricordo.
«Una Casa del ricordo sarebbe assolutamente necessaria nella
capitale, per il suo valore simbolico e celebrativo» ha osservato
Roberto Menia. Il deputato veneto, oggi in forza a Futuro e
Libertà, è stato promotore della legge che nel 2003 ha istituito il
Giorno del ricordo delle terre dell'esodo. «Se Roma si dotasse per
davvero di un museo e centro studi su un tema così importante
sarebbe un passo molto importante. Che sia al centro però, e ben
visibile». Una proposta meritoria quella del sindaco, secondo
Menia. «Certo, poi bisogna vedere in che modo viene
realizzata».