Montezemolo pensa a Giannino premier

È la grande confusione che regna nei partiti ad aver ingigantito una serie di eventi che, ad oggi, sono derubricabili come ordinaria amministrazione. Ieri le pagine dei principali quotidiani hanno segnalato che Isabella Bertolini e Giorgio Stracquadanio, deputati del Pdl e pasdaran berlusconiani della prima ora, sarebbero ad un passo dal costituire un gruppo parlamentare vicino a Luca Cordero di Montezemolo. Passando per la costituzione di una fondazione, "Un'altra Italia". Ma mentre Stracquadanio ha dato fiato alle trombe scissioniste con un'intervista al quotidiano Affari Italiani, manifestando una volta di più la propria insofferenza nei confronti del partito, Bertolini sarebbe all'oscuro di tutto.

«È in Emilia nelle zone del terremoto già da qualche giorno» spiega chi la conosce bene. «Ha sì in mente un'associazione politica - riprende un esponente del Pdl che l'ha sentita in queste ore concitate - ma non le è mai passato per la testa di costituire un gruppo parlamentare. Tantomeno se ispirato a Montezemolo». Sarebbero stati Giustina Destro, Roberto Antonione e Fabio Gava a fare il passo più lungo della gamba. I tre deputati, un passato da delusi sia del Pdl sia di Fli, stanno provando a ritagliarsi una visibilità che gli consenta di sopravvivere al clima da fine impero che si respira a Palazzo. «Hanno fatto uscire loro la notizia in questo modo» spiega una fonte azzurra di Montecitorio, «ma gli esponenti del Pdl che stanno cercando di coinvolgere più teste possibili in "Un'altra Italia" vogliono dare una mano a cambiare il partito, non uscirne». Una girandola impazzita di nomi tra i quali è rientrata anche Deborah Bergamini. La deputata pidiellina vicina ad Antonio Martino è stata costretta a smentire un passaggio di campo che starebbe avvenendo «a sua insaputa». 

Il presidente della Ferrari non preso affatto bene la riffa che si è scatenata in questi giorni. Il sito della sua fondazione, "Italia futura", ha pubblicato un durissimo editoriale non firmato in cui liquida l'intera vicenda come «spasmi di un organismo in decomposizione». Un organismo, il Pdl, dal quale i montezemoliani non sono interessati a «imbarcare nessun naufrago». Lo stesso editoriale non smentisce la volontà di Montezemolo di scendere in campo. Ma ribadisce la voglia di non contaminarsi con le forze che attualmente compongono «un Parlamento di nominati». L'ex presidente di Confindustria non vorrebbe impegnarsi in prima fila. E si fa sempre più insistente la voce che vorrebbe Oscar Giannino capofila delle truppe di "Italia futura" alle prossime elezioni politiche. Forse di questo ha parlato ieri Montezemolo nel suo incontro con Gianfranco Fini. Un meeting che ha gettato in grave imbarazzo le truppe finiane. «Non sapevo nemmeno che si fossero visti, sono fuori Roma» ha detto Italo Bocchino a L'Opinione quando la notizia era circolata ormai da qualche ora. L'idea sarebbe quella di battere Berlusconi sul terreno a lui caro delle riforme liberali. Sul quale ieri il Cavaliere avrebbe insistito nella riunione dei gruppi parlamentari. «Ci siamo illusi di poterle fare - ha detto ai suoi - e abbiamo illuso anche tanta gente. L'unico sogno possibile dal quale possiamo ripartire è proprio la rivoluzione liberale». E se la proposta di far stampare euro (o lira, come ha suggerito in serata su Forzasilvio.it) non ha trovato tutti d'accordo, il malumore nei confronti della linea rigorista di Angela Merkel si toccava con mano tra lo sciame di azzurri convenuti a Montecitorio. «Ma non siamo euroscettici - chiosa il deputato Giuseppe Moles - Siamo euroentusiasti delusi a causa dell'euroburocrazia».