“Ti racconto la politica”

Utili o inutili i partiti? (Capitolo 44) - Una domanda, quella del titolo, che spinge al moto la lingua di impulsivi, sprovveduti, “sapientoni”, sedicenti rivoluzionari, quaquaraquà e quant’altro. Il partito politico è un mezzo; esso non è condannabile in quanto tale, ma per l’uso che se ne fa.

Poniamo di noleggiare un’automobile e di utilizzarla per andare da qualche parte provvedendo al carburante e a ciò che serve, dunque, di tornare indietro, riconsegnarla al noleggiatore, pagare il dovuto e concludere l’operazione. Poniamo che dopo di noi delle altre persone noleggino la stessa automobile e che questa volta la usino per fare una rapina in una banca; secondo voi, la colpa dell’uso che se n’è fatto in questo secondo caso, è dell’automobile? La nostra democrazia, certamente amministrata in modo infame, è del tipo parlamentare rappresentativo e il partito politico è lo strumento che serve per rappresentare l’istanza del popolo nelle istituzioni.

Il partito politico è uno strumento necessario e se, mossi da preconcetto, ne cambiassimo il nome e lo chiamassimo alipallas, elifrottolo, paduculo o in qualche altro modo, la sostanza non cambierebbe e rimarrebbe il mezzo per rappresentare il popolo nelle istituzioni parlamentari; resta ovvio che se gli uomini che lo dirigono sono degli infami, allora il mezzo, partito politico o comunque si chiami, sarà infame. Noi, noi popolo, ci facciamo derubare di tutto e i partiti politici sono la testimonianza della nostra incapacità di fare gruppo per difenderci dai soprusi della politica satanica che ci opprime.

Politicamente impulsivi come siamo, non è insensato pensare che se oggi avessimo la democrazia diretta, saremmo ancora più vittime dell’ingordigia di chi ci governa; del resto, continuiamo a credere nel privilegio popolare dell’istituto del referendum, nonostante sia proprio il potere politico che, da decenni, mette sulla bocca del popolo i temi che vuole, col fine di abrogare le leggi che intende modificare a suo vantaggio e riproporre con un nuovo nome… anche questa condanna deriva dalle nostre dannate fissazioni. Una democrazia, sebbene falsa, non può fare a meno dei partiti, dunque, un popolo avveduto non affermerebbe, ad ogni piè sospinto, che i partiti siano già troppi, ma capirebbe la loro la funzione popolare e non se li farebbe “espropriare” dalla masnada di filibustieri che, meno imbottiti di stupidi slogan, sanno che il partito politico è l’anello che collega al potere. Il partito politico “modella” le istituzioni; occorrerebbe smetterla di farneticare, dunque realizzare un soggetto politico popolare in grado d’essere efficace e di non farsi espropriare da quanti, meglio del popolo impulsivo, sanno cogliere le potenzialità del mezzo, purtroppo nel male. Non esiste baccano, istantaneità, impulsività o fissazione che possano condurre a una politica popolare efficace e avveduta. Questo corso, interamente dedicato a sensibilizzare sulla vitale utilità della conoscenza della politica e dei suoi meccanismi, afferma che la popolare pretesa di semplicità, non rende semplici le cose.