“Festa de L’Opinione”, Rai e informazione: tre direttori sul palco

A conclusione della prima giornata della “Festa de L’Opinione” si è tenuto un dibattito (moderato dal giornalista Giampaolo Rossi) sull’azienda pubblica radiotelevisiva dal titolo: “Servizio pubblico Rai: quale futuro?”.

“Milena Gabanelli ha firmato un contratto con la Rai il 28 gennaio 2017. In seguito, Carlo Verdelli ha dato le dimissioni, per la bocciatura del riordino delle news Rai e dell’affidamento della direzione alla stessa giornalista di una nuova testata dedicata al portale unico d’informazione della tivù di Stato. Ma Antonio Campo Dall’Orto e Verdelli non avevano avvertito il Cda Rai di questa promessa fatta alla Gabanelli. Frattanto, Carlo Freccero ha proposto la nomina della giornalista a condirettrice di Rai News. Io immaginavo che l’ideatrice di “Report” avrebbe rifiutato. Così è stato. Adesso ci troviamo con Milena Gabanelli che si è autosospesa. Purtroppo, si tratta di una personalizzazione eccessiva del suo ruolo. Si tratta di una seria e apprezzata professionista. Ma non siamo di fronte alla Madonna di Loreto. Che dobbiamo fare? Ce ne faremo una ragione. A proposito di Fabio Fazio, invece, sostengo che se non rispetterà il pluralismo, chiederò che il suo contratto venga cancellato”.

Queste le parole di Arturo Diaconale, direttore de “L’Opinione delle Libertà”, intervenuto ieri sera al dibattito anche in qualità di componente del Consiglio di amministrazione della Rai.

“Avevo preso le distanze dal compenso di Fabio Fazio – ha detto il giornalista Giancarlo Mazzuca, componente del Cda Rai, intervenuto ieri al Caffè della Versiliana – Il tetto per i dipendenti pubblici era fissato sui 240mila annui. Va detto, però, onestamente, che con Fazio, la Rai ci guadagna. In termini di costi e ricavi. Ricordiamo, però, che per gli artisti era prevista una deroga. Forse, per queste ragioni, anche Bruno Vespa è stato classificato come ‘artista’. Ma il paradosso, a mio avviso, è che abbiamo fatto fuggire Massimo Giletti”.

“A proposito di Fazio, esprimo, innanzitutto, invidia – ha dichiarato Alessandro Sallusti, direttore de ‘Il Giornale’, che ha partecipato al dibattito dal titolo ‘Servizio pubblico Rai: quale futuro?’ – Perché guadagna delle cifre incredibili. Anche se, a quanto pare, compatibili in termini di costi e ricavi. Il conduttore sarà in onda in prima serata su Rai Uno. Nel cuore del servizio pubblico. Ma gli ospiti di Fazio, guarda caso, sono tutti, esclusivamente, appartenenti a un’area culturale che rappresenta la cosiddetta ‘sinistra salottiera’. La verità è che Fazio odia la cultura liberale. Ci odia, senza mezzi termini. La Rai, nel corso della sua storia, ha sempre cercato di salvare il pluralismo dell’informazione. Io, su questo aspetto, voglio proprio vedere come si comporterà Fazio su Rai Uno”.

“Il problema del centrodestra è di sudditanza culturale nei confronti della sinistra – ha sottolineato Gian Marco Chiocci, direttore de ‘Il Tempo’ – Questa sudditanza, in Rai, è amplificata. Perché in Rai, la sinistra, vanta una storica egemonia culturale. Ma il centrodestra non può continuare a porgere sempre l’altra guancia. È necessario uno scatto di reni. È arrivato il tempo di una svolta. Dobbiamo cambiare il pensiero unico. Perché la Rai è lontana dalla realtà. C’è un altro mondo che la Rai non racconta”.

Qualche dichiarazione anche sulla professione giornalistica, grazie anche alla presenza di tre direttori di altrettanti quotidiani nazionali.

Per Sallusti, “l’Ordine dei giornalisti partecipa all’omologazione della stampa italiana. Si tratta dello stesso meccanismo adottato da ‘la Repubblica’, dal Corriere della Sera e da una parte della Rai. Si tratta del meccanismo della delegittimazione di colui il quale si ritiene un avversario politico. Ci accusano di essere fascisti. La verità è che l’Ordine è l’ultimo vero retaggio del fascismo. Eppure, è stato occupato, manu militari, dalla sinistra. Anche la storia dell’omesso controllo del direttore responsabile di una testata è paradossale. Ricordatevi che io sono stato arrestato per questo presunto ‘reato’ durante una riunione di redazione”.

Secondo Diaconale, “l’Ordine dei giornalisti va abolito. Non ci sono dubbi. Sul servizio pubblico, però, penso, paradossalmente, da liberale, che se la Rai diventa privata, viene presa da due banche e il pensiero unico, a quel punto, si compie realmente. Prendete La7 di Urbano Cairo. Pesca, esclusivamente, tra gli spettatori di sinistra. Sembra di assistere alla vecchia Rai Tre di Angelo Guglielmi. E Cairo ha già il Corriere. Per queste ragioni, sono contro l’abolizione del Canone Rai. Non possiamo dare l’informazione a pochi”.