Fare diventare il totalitarismo in Europa grande ancora

“Europe: making totalitarianism great again”. Abbiamo passato l’ultimo anno a prendere in giro Donald Trump e a darlo per morto – auspicio molto democratico – grazie al sopravvalutato Russiagate, e adesso che in America le cose vanno molto, ma molto meglio, anche economicamente, in confronto soprattutto a come vanno nel Vecchio Continente, i think tank d’Oltreoceano ci rendono la cortesia.

Il titolo in inglese su citato infatti, oltre che essere di facile traducibilità anche per chi non è esperto anglofono, altro non è che la parodia, a danno degli europei, del motto che ha portato Trump alla Casa Bianca. E viene usato per irridere, in un bel saggio di Judith Bergman sul sito del “Gatestone Institute”, le apparenti involuzioni autoritarie di alcuni dei più grandi Paesi europei, tra cui la Francia, per fronteggiare “non problemi” come le fake news o per imbavagliare i giornali che non vedono i migranti come una risorsa.

Ce n’è pure per Jean-Claude Juncker e le sue dichiarazioni di proteggere i cittadini dalle - molto di moda il vocabolo - fake news: “Dà l’impressione che la Commissione europea voglia contrastare ogni narrazione che non corrisponda a quella dell’agenda dell’esecutivo europeo”.

I nostri colleghi d’Oltralpe sono presi in castagna su una proposta di legge  che vorrebbe rendere possibile in campagna elettorale alle autorità di governo il bloccare siti che diffondono notizie non vere. “Roba che avvicina la Francia alla Turchia e all’Iran”, scrive la analista. Che è critica anche contro questo continuo lavaggio di cervello politically correct al centro del dibattito politico in Italia e Germania – ad esempio – su come usare le parole quando si parla di immigrazione e di immigrati.

Rievocando gli esempi degli anni ’20, ’30 e ’40, in Europa, a coloro che tuttora puntano il ditino indignato e democratico contro Trump per il suo presunto razzismo e per i modi rudi, la Bergman ironizza sul nostro senso di colpa verso il Terzo Mondo. E ci schernisce con lo slogan che poi diventa il  titolo del saggio: “Europa: fare diventare il totalitarismo grande ancora”.