Giù le mani dall’Italia

A volte tornano: nel 2011, sotto la regia neanche troppo velata dell’Europa, Giorgio Napolitano – forse travalicando le proprie prerogative costituzionali – esercitò grosse pressioni volte a turbare gli equilibri politici dell’Italia. Convitato di pietra era lo spread, i cui effetti più o meno reali condizionarono non poco la vita democratica del nostro Paese fino a mutarne l’assetto.

Nell’anno del Signore 2018 si ripete lo stesso schema: ci pensa Jean-Claude Juncker ad aprire le danze: “Sono preoccupato – afferma il lussemburghese presidente della Commissione europea – per l’esito del voto in Italia. Dobbiamo prepararci allo scenario peggiore, quello di non avere un governo operativo”.

E, come se non bastasse, preannuncia “una forte reazione dei mercati nella seconda metà di marzo”.

Tanto è servito ad agitare i mercati, manco fosse un pizzino mandato agli operatori finanziari, portando lo spread tra Btp e Bund da 132 al 137. Poco prima era stato Giorgio Napolitano ad inaugurare lo schema ben noto dicendo che “Paolo Gentiloni è divenuto punto essenziale di riferimento per il futuro prossimo e non solo nel breve periodo della governabilità e della stabilità politica dell'Italia”.

L’ex Presidente della Repubblica ha poi lodato l’attitudine alla mediazione del Presidente Gentiloni aggiungendo che “in ciò è la chiave del ristabilimento da lui perseguito e realizzato di rapporti costruttivi e fecondi con gli alleati europei, della crescita di dignità e di influenza dell'Italia in tutte le sedi internazionali”. Gentiloni ha quindi “conquistato una limpida e piena fiducia tra gli italiani e nelle relazioni internazionali”.

Il tutto preceduto dall’endorsement di personalità molto ascoltate in sede europea come Emma Bonino e Romano Prodi. C’è chi riconosce in queste manovre un effetto tutto interno al Partito Democratico ossia una strategia per delegittimare Matteo Renzi indicando pubblicamente Paolo Gentiloni come leader del Partito Democratico riconosciuto da quelli che contano. Noi più modestamente ci vediamo la solita pesante ingerenza straniera sui fatti italiani, il solito monito all’indirizzo degli italiani i quali vengono gentilmente invitati a non peccare di eccessiva indipendenza perché altrimenti sarà aggressione ad opera dei cosiddetti mercati coadiuvati dai basisti interni al Paese. L’avvertimento sembra voler invitare gli elettori e il prossimo Parlamento a favorire la continuità creando le condizioni per un Gentiloni bis. Un simile comportamento, ripetuto a distanza di sette anni, è sinceramente inaccettabile: giù le mani dall’Italia.