Europa e Ucraina: opportunità di sviluppo

Importante workshop previsto il prossimo 9 giugno presso l’Ambasciata di Ucraina in Italia promosso dall’associazione “Europa: le reti in rete” con Stefania Schipani e la collaborazione dell’Ambasciata della Repubblica di Ucraina in Italia con l’introduzione dell’ambasciatore Yevhen Perelygin.

Il futuro dell’Europa, dei diritti umani, del commercio libero internazionale leggendo la geopolitica dell’Ucraina è l’argomento focus dei lavori ai quali parteciperò con una relazione su “Allargamento all’Ue. Le prospettive imprenditoriali e la geopolitica dell’Ucraina”. L’Ucraina è un Paese satellite di Mosca a cui il presidente russo Vladimir Putin non vuole certo rinunciare. In molti ora temono che la guerra strisciante nel Donbass possa riprendere. La forza dell’Unione europea potrà misurarsi anche dalla vicinanza e dalla concreta solidarietà che saprà dimostrare al popolo ucraino, valorizzando e sostenendo la sovranità territoriale dell’Ucraina e alimentando un processo di pace e normalizzazione dei rapporti con il vicino russo.

L’11 luglio 2017 il Consiglio dell’Unione europea ha adottato la decisione relativa alla conclusione, a nome dell’Unione europea, dell’accordo di associazione con l’Ucraina. Si tratta della fase finale del processo di ratifica che è stato avviato nel settembre 2007. I primi capitoli politici sono stati firmati nel marzo 2014 e dopo le elezioni presidenziali in Ucraina, i capitoli rimanenti sono stati firmati il 27 giugno dello stesso anno, a margine del Consiglio europeo. Parti importanti dell’accordo sono già applicate in via provvisoria dal 1 settembre 2014. L’applicazione provvisoria della zona di libero scambio globale ha avuto inizio il 1 gennaio 2016, mentre il 15 dicembre 2014 l’Ue e l’Ucraina hanno tenuto la prima riunione del Consiglio di Associazione nel quadro del nuovo accordo.

Il 16 marzo 2015 il Consiglio di Associazione Ue-Ucraina ha approvato l’agenda aggiornata, determinante per guidare il processo di rafforzamento delle riforme e di modernizzazione economica in Ucraina. Essa costituisce il principale strumento politico per l’attuazione e il monitoraggio dell’accordo di associazione e dopo qualche anno, tra alti e bassi, l’attuazione dell’accordo di associazione tra Ue e Ucraina è valido: dal 1 settembre 2017 è entrato pienamente in vigore. Quattro sono gli obiettivi principali che l’accordo dovrà promuovere: la libera circolazione dei cittadini; l’eliminazione dei dazi, che secondo alcune stime della Commissione porterà a 487 milioni di euro risparmiati dagli esportatori ucraini all’anno, oltre alla perdita di 391 milioni di euro di dazi sulle importazioni provenienti dall’Ue; l’adeguamento delle normative ucraine a quelle dell’Unione in materia di commercio; la promozione dei valori e dei principi comunitari da parte dell’Ucraina, che si concretizzerà, ad esempio, in una maggiore lotta alla corruzione.

Durante i lavori intensa attenzione sarà dedicata allo stato della democrazia e dei diritti umani nel Paese, grazie alla partecipazione dell’esperto internazionale e politologo Antonio Stango, presidente della Federazione Italiana Diritti Umani (Fidu). La situazione di elevata criticità inizia nel febbraio 2014 e intensificatasi a causa della legislazione russa che impone una serie di misure oppressive per la popolazione della regione. Provvedimenti legislativi che non sono conosciuti all’estero e che l’informazione occidentale “dimentica” di pubblicare. Tra le disposizioni vi è la prescrizione della cittadinanza russa, restrizioni alla libertà di parola e di associazione, acquisizione di beni privati e dello stato ucraino da parte delle autorità russe, misure repressive sui media indipendenti, persecuzione verso i critici dell’annessione, minacce e persecuzioni nei confronti di minoranze religiose e gruppi etnici percepiti come sleali e non graditi al nuovo ordine istituzionale. Tali violazioni sono in contrasto con le norme sui diritti umani fondamentali e in alcuni casi in antitesi con il diritto internazionale.

Per tutto il periodo che ha caratterizzato le manifestazioni di “EuroMaiden”, dal novembre 2013 al febbraio 2014, la situazione non ha avuto nessun significativo mutamento. L’occupazione e l’annessione della Crimea nei primi mesi del 2014 ha dato avvio ad una serie di violazioni gravi, ancora oggi in corso, e compito degli attivisti, è quello di monitorare e descrivere cosa accade in tale zona, come descritto dagli analisti dalla Open Dialog Foundation. Oggi parlare di Ucraina vuol dire parlare di Europa, con la consapevolezza che l’atteggiamento europeo nei confronti dell’Ucraina farà da cartina tornasole sul futuro della casa europea, mai così fragile e debole.

(*) Presidente dell’Istituto di Ricerca di Economia e Politica Internazionale (Irepi)