Amatrice due anni dopo

Noi a quei luoghi siamo affezionati e quindi non potevano non salire ad Amatrice anche per il secondo anniversario di quel sisma che, oltre ad uccidere quasi trecento persone, ha messo in ginocchio un vasto territorio compreso tra Marche, Umbria e, appunto, Lazio.

Non siamo saliti su nella notte tra il 23 e il 24 agosto quando c’è stata la processione di commemorazione: in certi momenti flash e telecamere fanno male.

Il 24 agosto c’è stata la messa celebrata dal Vescovo di Rieti mons. Pompili per il quale ora, in quelle zone, c’è bisogno più delle ruspe che tolgono le macerie che non della burocrazia che sta riducendo quei paesi e quei borghi in irrecuperabili comunità.

Soprattutto (ma non soltanto) nelle frazioni, ciò che rimaneva dopo quelle maledette scosse è ancora lì, nella stessa drammatica posizione, senza che nessuno abbia pensato almeno di rimuovere quelle cataste di macerie, un monumento a quell’Italia che non funziona e della quale ci piacerebbe perdere una volta per tutte le notizie.

E poi ci sono ancora in piedi quelle abitazioni che non potranno mai essere recuperate né tanto meno abitate: case e palazzi sventrati in attesa solo di abbattimento e, di conseguenza, produzione di ulteriori macerie da dover rimuovere: tappa essenziale per poter parlare poi, in maniera seria, di ricostruzione e di ripresa della vita di quei territori.