Arrivano i fascisti

Oggi è un giorno triste per l’Italia. È il tormentone che da qualche ora vanno ripetendo scioccamente una serie di personaggi pubblici appartenenti al mondo della politica e dello spettacolo. Affermazione inappropriata in valore assoluto ma ancor più goffa se pensiamo che in queste ore c’è qualcuno in Ucraina che vota un referendum con il fucile piantato in faccia ed ha veramente qualcosa per cui essere triste. Nelle stesse ore un Liceo di Milano è stato occupato per protestare contro la vittoria del centrodestra e quindi per protestare contro il verdetto di libere elezioni. C’è tutto un mondo che identifica la sconfitta di una parte politica (la propria) con la sconfitta del Paese e vede come un pericolo per la collettività una disgrazia personale (la perdita del potere). Strano concetto di democrazia che tuttavia fa scopa con le odiose ingerenze di qualcuno che, da Parigi e da Bruxelles, ritiene di dover vigilare sulle scelte future del nostro Paese evidentemente da considerarsi sotto tutela.

Questo modo di fare puerile e livoroso (il pallone è mio e se non mi fate fare gol me lo porto a casa) in queste ore impazza anche tra la gente comune che sente di essere piombata in un regime totalitario e rutta frasi qualunquiste alla volta dei fascidemmerda. Evidentemente, a furia di considerarsi depositari del concetto ortodosso di democrazia, più di qualcuno ne ha dimenticato il significato tanto da non accorgersi che il 25 di settembre non c’è stato un colpo di Stato ma una consultazione popolare dalla quale – a torto o a ragione – è emerso che la maggioranza degli aventi diritto al voto non ha gradito che, negli ultimi 14 anni della storia patria, i governi siano venuti fuori in maniera poco trasparente e sempre sotto la regia occulta del Partito democratico. Che il popolo sovrano abbia ragione o meno, questo dipende dal giudizio soggettivo di ognuno di noi. Ma, che questo sia un giudizio politico libero, è un fatto oggettivo e difficilmente confutabile. A meno che non si improvvisi una resistenza a capocchia contro non si sa quale tiranno che nottetempo ha ipnotizzato il popolo. Proprio quel popolo che è straordinario quando vota in un certo modo e orrendo quando mette la crocetta altrove.

Ma il vezzo di “giocare alla resistenza” è appena cominciato: il moto d’opinione interno e internazionale sarà una goccia cinese e sarà quotidiano. Si risveglieranno i giornali, i comici, gli opinionisti, i reporter e sarà una continua denuncia di disservizi, opere incompiute, scandali, problemi sociali, dati negativi, rediviva povertà. Il tutto sarà denunciato con la faccia tosta di chi si è svegliato d’improvviso accorgendosi solo adesso che il Paese va a rotoli. Dal punto di vista internazionale i ceffi del potere si sono già mossi e siamo pronti a scommettere che rispunterà lo spread, il fardello del debito pubblico, l’urgenza delle riforme finalizzate ad ottenere i soldi del Pnrr, l’austerity e chi più ne ha più ne metta. Il tutto come se fino a un giorno prima questi fardelli non esistessero. Il nuovo governo sarà responsabile di ogni cosa, siccità e fame nel mondo comprese, perché sbagliare demonizzando l’avversario è (quasi) umano ma perseverare è da rosiconi.

Ma, visto che questo comportamento sarà una costante, il centrodestra farà bene a evitare tutti gli scivoloni evitabili: il tracollo della Lega e il fatto che quest’ultima, sommata a Forza Italia, cubi meno consenso di Giorgia Meloni potrebbe indurre più di qualche leader azzoppato a litigare “in piazza” per questioni di visibilità o per dimostrare di essere determinante. Evitare questa ingenuità, sommato a governo di spessore, potrebbe scongiurare il fatto che, una maggioranza potenzialmente litigiosa formi un governo di politicanti sedicenti strateghi ma praticamente buoni a nulla. Tutto questo non basterà a placare gli sciocchi ululati di chi vede orde di bestie nere risalire su dalle fogne ma almeno coprirà di ridicolo un pezzo rumoroso di Paese che non riesce proprio a digerire un concetto elementare: il rispetto per gli avversari.