Pd, Bindi: “Si dovrebbe pensare allo scioglimento”

Enrico Letta invoca un congresso all’insegna del “confronto radicale”. Rosy Bindi parla, addirittura, di scioglimento. La strada della riflessione all’interno del Pd si arricchisce, ogni giorno di nuovi catastrofici scenari. “Convocheremo giovedì 6 la Direzione del partito”, twitta il segretario dimissionario. “Per un percorso congressuale inclusivo e aperto che vada alla radice dei problemi e affronti le sfide che stanno di fronte alla nostra comunità. E per poi scegliere di conseguenza chi ci guiderà in futuro”.

In base a quanto si apprende da fonti del Nazareno, al momento all’ordine del giorno ci sono l’analisi del voto e la discussione sull’avvio del percorso congressuale. Ma non è ancora prevista l’approvazione del regolamento: da Statuto è il primo passo del congresso. Alcuni esponenti Pd stanno chiedendo un congresso che preveda una discussione più profonda di quella prevista dallo Statuto. Letta non vuole allungare troppo i tempi, ma intende “assicurare un confronto serio, radicale e senza infingimenti sul profilo, l’identità e la collocazione del Pd post voto”.

Rosy Bindi ha una visione pessimista del futuro del partito. L’ex presidente del Pd, in un’intervista alla Stampa, usa i toni drammatici: “La sconfitta del centrosinistra viene da lontano. Non c’è stata condivisione di un progetto politico che unisse ai valori del nostro campo la cultura di governo. E che sapesse interpretare l’esigenza di un radicale cambiamento che la situazione impone”.

Bindi figura tra i firmatari di un appello diffuso da venti personalità del mondo cattolico, ex Pd, intellettuali considerati vicini al M5s, da Domenico De Masi a Tomaso Montanari. Un invito ad aprire “un nuovo cantiere” spiega l’ex ministra. La proposta dell’appello è “essere tutti pronti a mettersi a disposizione, fino allo scioglimento dell’esistente, per costruire un campo progressista coinvolgendo quelle realtà sociali che già interpretano il cambiamento e non trovano rappresentanza politica”. Rosy Bindi pensa allo scioglimento del Pd e “ci risparmi la resa dei conti interna, perché la ritualità del congresso è ormai accanimento terapeutico”. Il Pd è rimasto al governo anche in momenti in cui sarebbe stato meglio andare a votare, “spesso per senso di responsabilità” aggiunge Bindi, ma così facendo, “il Partito non si è mai dedicato a sé stesso”. C’è una classe dirigente “che mi sono chiesta spesso perché stia insieme”. Rispetto ai pentastellati, “sono contenta se sono approdati al campo progressista, e spero non sia solo una mossa tattica. Ma nessuno può vantarne il monopolio”.

Errori “ne sono stati fatti un po’ da tutti, ma forse il partito principale ha qualche responsabilità in più. Dopodiché è vero anche che Conte e il M5S non erano portati a fare un accordo, perché troppo interessati alle sorti del proprio partito”. Dal governo Meloni, Rosy Bindi si aspetta che “prima di tutto si ricordino che non sono maggioranza nel Paese. Leggo che ritengono vecchia la Costituzione: mi piacerebbe chiedere loro se sanno quanti anni ha la Costituzione americana. Da questo governo mi aspetto un ancoraggio all’Europa, e parole chiare sulle intemperanze di una parte del loro mondo”.