Nel paese di Ripabottoni chiedono di riaprire il centro migranti

“Vogliamo di nuovo i migranti”. È la richiesta dei cittadini di Ripabottoni, piccolo paese in provincia di Campobasso, in cui è stato chiuso il centro di accoglienza che ospitava 32 profughi provenienti dal Gambia, Costa d’Avorio, Mali, Nigeria e Senegal. La chiusura della struttura di Corso Garibaldi 40, è stata disposta dalla Prefettura di Campobasso. Eppure, a quanto sostengono i cittadini, i migranti si erano integrati serenamente nella comunità.

Negli ultimi giorni, si è registrata un’autentica mobilitazione di Ripabottoni in favore della riapertura della struttura, con una raccolta di 152 firme su 350 residenti fissi. Frattanto, gli i migranti sono stati trasferiti in altri centri del Molise. Ma a Ripabottoni regna l’amarezza. Secondo alcune ricostruzioni, pare che a battersi per il provvedimento di chiusura sia stato il sindaco Orazio Civetta. Un fatto è chiaro: la chiusura del centro ha comportato il licenziamento di 16 operatori.

Secondo alcuni cittadini di Ripabottoni, “i migranti che si erano affiatati tra loro sono stati divisi. Erano bravi ragazzi che non hanno mai dato problemi. Cantavano nel coro della chiesa cattolica. Hanno rivitalizzato la squadra di calcio. Insomma, si sono dati da fare. A Ripabottoni si è creato un gruppo di solidarietà che si è mobilitato nel giro di due giorni per la loro permanenza”.

La direttrice della struttura Patrizia Pano è fortemente provata dalla chiusura. “È una brutta vicenda – ha detto –. Siamo molto scossi da questa storia. I migranti sono in grado di fare assistenza, possono usare un defibrillatore. Non ci sono altri centri dove si è fatta questo tipo di formazione”.