Sesso: nuove leggi, nuove app

Per la Svezia, in passato patria dell’emancipazione sessuale, non sono tempi facili: da un lato, nel 2017, gli episodi di violenza sessuale sono cresciuti in modo esponenziale. Dall’altro, il caso di Harvey Weinstein e le campagne “Metoo” e “Timesup” hanno acceso ancora di più i riflettori sui confini tra molestia sessuale e violenza. Ecco quindi arrivare una norma per correre ai ripari, approvata con larga maggioranza dal Parlamento ed entrata in vigore il 23 maggio scorso: per non essere considerato violenza, il sesso deve essere esplicitamente consensuale. E questo non significa soltanto che non vi debbano essere state minacce o costrizioni, ma che il partner, sia esso uomo o donna, debba esplicitamente dare il proprio consenso all’atto sessuale e vi debba partecipare attivamente, confermando anche con il proprio comportamento il desiderio reciproco al rapporto.

È stata però la California, seguita poi da numerosi altri stati americani, a tentare di arginare l’aumento delle aggressioni sessuali nei campus universitari (http://endrapeoncampus.org/yes-means-yes/) introducendo per prima nel 2014 la legge che considera violenza qualsiasi avance sessuale a cui non corrisponda un consenso “affermativo, cosciente e volontario”.
Questo mette al riparo anche quelle vittime che, per vari motivi, non possono esprimere dissenso, perché sotto l’effetto di sostanze stupefacenti o perché temporaneamente prive di conoscenza.

Il filo è sottile: la vittima non deve più dimostrare di aver opposto resistenza ma è l’autore della presunta violenza a dover dare prova di aver ricevuto un esplicito consenso. Un rivoluzionario ma molto complesso ribaltamento di fronti. E, naturalmente, la tecnologia, che ormai accompagna ogni aspetto della nostra vita, non poteva non adeguarsi a questi cambiamenti e proporsi per offrire una soluzione anche in un ambito così intimo. A gennaio, la società olandese Legalthings ha lanciato una nuova applicazione, “LegalFling” (il termine “fling” in inglese significa “storiella”, “avventura”) che permette di ovviare a qualsiasi dubbio: se si è intenzionati ad avere un rapporto con qualcuno ma si vuole essere al riparo soprattutto legalmente da ogni fraintendimento, basta mandare un sms o un messaggio via social network alla persona desiderata invitandola a cliccare sul “sì” che appare sullo schermo dello smartphone.

Non solo. La richiesta può anche essere personalizzata con decine di parametri così che il partner saprà chiaramente quali sono i confini entro cui dovrà muoversi per essere sicuro di non assumere atteggiamenti sconvenienti o che potrebbero portare addirittura ad una denuncia.
E il tutto senza doverne parlare esplicitamente: basterà consultare il database di LegalFling. Analogamente, utilizzando l’applicazione “Wesayyes” e scannerizzando il QR code del partner si ha immediata prova del consenso al rapporto. Insomma, dei veri e propri “contratti” che dovrebbero ovviare alla necessità di comprovare un consenso esplicito.

“Dovrebbero” infatti: perché a ben vedere, si apre uno scenario di interrogativi altrettanto allarmanti: che cosa garantisce che la scelta di acconsentire sia fatta senza coercizione? E che cosa accade se dopo aver inizialmente dato il consenso uno dei due partner decidesse di volersi ritirare? E soprattutto, dove finiscono il pathos e la magia dati dall’incertezza che accompagna gli incontri amorosi fra esseri umani? Ci sono ambiti in cui evidentemente la tecnologia, per quanto efficiente, non arriva ancora a fornire risposte adeguate.