Migranti, firme false alla coop per aumentare i contributi

Firme false per truffare sulla presenza degli ospiti nei centri di accoglienza, oltre a soffiate per conoscere le date delle ispezioni e favoritismi per vincere gli appalti. Sono questi alcuni dei reati sui quali la procura di Padova ha indagato il prefetto vicario Pasquale Aversa (già trasferito per ordine del Viminale), la funzionaria della prefettura Tiziana Quintario, l’uomo chiave della cooperativa Edeco Simone Borile, la moglie Sara Felpati, l’ex presidente della coop Gaetano Battocchio, il dipendente Simone Costa e il consulente Marco Zangrossi. Sulla questione, ora, è intervenuto anche il governatore della Regione Veneto, Luca Zaia: “Si faccia pulizia, bisogna scoprire in fretta chi è colpevole e i delinquenti vanno puniti”.

Al centro della bufera c’è la cooperativa Edeco, che gestisce il sistema dell’accoglienza a cavallo tra le province di Padova e Rovigo. Secondo le accuse dei magistrati, gli indagati avrebbero creato una “cricca” che ha messo insieme privati e istituzioni per lucrare sull’accoglienza dei migranti. Si va dal concorso in turbativa d’asta alla frode nelle forniture pubbliche, dalla truffa alla concussione per induzione, dalla rivelazione di segreti d’ufficio al falso ideologico. Tra le altre cose, sarebbero state gonfiate le firme sulle presenze degli ospiti all’interno delle varie strutture gestite. In base a queste, infatti, viene erogata dalla prefettura la diaria (i famosi 35 euro circa) a favore della coop. Più firme, più soldi.