Per la Procura la Rackete non andava scarcerata

Per la Procura di Agrigento la scarcerazione di Carola Rackete, la comandante della nave Ong Sea-Watch 3, decisa dal Gip Alessandra Vella, è una “conclusione contraddittoria, errata e non adeguatamente motivata”.

Questo si legge nel ricorso presentato alla Corte di Cassazione dai procuratori della città siciliana contro la mancata convalida dell’arresto della Rackete.

Nel documento, di cui è in possesso l’Adnkronos, si legge che il gip “avrebbe dovuto verificare se rispetto alla condotta contestata […] il dovere di soccorso invocato potesse avere efficacia scriminante”.

I Pm hanno scritto che il gip “si è limitato ad affermare tout court che legittimamente Carola Rackete avesse agito poiché spinta dal dovere di soccorrere i migranti. L’impostazione offerta dal gip sembra banalizzare gli interessi giuridici coinvolti nella vicenda e non appare condivisibile la valutazione semplicistica offerta dal giudicante”.

Inoltre, “nel caso di resistenza operata da Carola Rackete, si dubita che l’adempimento al dovere di soccorso dei migranti possa giungere a scriminare anche la condotta del 29 giugno scorso”, ovvero quando la Sea Watch 3 non ha rispettato il divieto di ingresso del governo italiano nel porto di Lampedusa, speronando una motovedetta della Guardia di finanza.

Infine, sempre secondo la Procura di Agrigento, “l’ordinanza di non convalida dell’arresto del gip è risultata essere viziata per violazione di legge, mancanza e contraddittorietà della motivazione, in quanto, dopo avere operato complesse valutazioni in diritto, non ha provveduto correttamente a valutare gli elementi di fatto e di diritto relativi alla configurabilità della causa di giustificazione, né ha motivato adeguatamente le ragioni per le quali ha ritenuto di applicarla nel caso di specie”.