Maradona e i bei tempi andati

Perché abbiamo amato e oggi rimpiangiamo quasi tutti il personaggio Diego Armando Maradona? Possiamo ridurre tutto a un cliché di genio (calcistico) e sregolatezza (umana)? Tipo poeta maledetto del pallone? Oppure ci sta qualcosa di più in questo personaggio che ci lega a lui? Personalmente, penso che Maradona ricordi i bei tempi andati del benessere, in Italia e nel resto del mondo. Un’esistenza felice e meno tristemente moralistica e autoritaria, in senso politically correct, di quella attuale. Da noi, ad esempio, la magistratura non era ancora padrona dei destini della politica né tantomeno dell’immaginario dei cittadini del Bel Paese. Anche se, con il caso di Enzo Tortora, un primo assalto al palazzo d’inverno della politica e della società civile (dello spettacolo) era già stato sferrato. Per non parlare di altre inchieste a effetto mediatico, come quella sul calcio scommesse. Però gli italiani non idolatravano i pm d’assalto né tanto meno questi ultimi avevano un vero partito di riferimento – a parte il solito opportunismo in materia dell’ex Partito Comunista Italiano – né tantomeno disponevano di organi di stampa così sfrontati nella disonestà intellettuale come quelli odierni, stampati o televisivi che siano.

Maradona era amato e tollerato per quel che era senza troppi paternalismi: un grandissimo talento del calcio rovinato dalle cattive amicizie. Ma in fondo erano affari suoi. Quel che invece venne dopo che lasciò il calcio, è un’altra brutta storia. Quella del moralismo giudiziario degli stenterelli: per il popolo dei fax, Maradona divenne un evasore fiscale, di cui compiacersi nel togliere orologi di valore, con blitz spettacolari in aeroporto delle Fiamme gialle, mandate da ministri o generali ansiosi di parassitare, di luce riflessa un posto, in prima pagina. Oltre al solito quarto d’ora di celebrità. Un “drogato” cui offrire improbabili cure in comunità terapeutiche alla moda, sempre perché un simile ospite avrebbe attirato “clienti vip” da ogni parte del mondo, e via discorrendo. Da ultimo, un fenomeno da sfruttare con docu-film, film a tema, alcuni dei quali come quello di Emir Kusturica, anche molto ben fatti. Infine, Maradona è diventato un fenomeno geopolitico, strumentalizzato a predicare contro George Walker Bush e gli americani. E a favore di un terzomondismo d’accatto, come quello di moda oggi persino in Vaticano.

Al netto di queste considerazioni, rimane la nostalgia per lui e per i bei tempi che furono, cioè gli anni Ottanta, in cui un’Italia appena uscita da un terrorismo comunista (che ci avrebbe in prospettiva tolto lo Stato di diritto) si era tuffata nel benessere, nell’edonismo e in quello che era stato definito riflusso nel privato. Cioè la consapevolezza che, in fondo, l’individuo era meglio del partito, dell’ideologia e di una collettività oppressiva. In tv si parlava di Milan Kundera e dell’Insostenibile leggerezza dell’essere, in politica andavano forte Bettino Craxi e i socialisti. Fu l’ultimo decennio di crescita e ricchezza, prima di un trentennio di quaresima imposta da “Mani pulite”, dall’uso politico della pur sacrosanta questione della militanza antimafia e da altri fenomeni montati a tavolino. E infine eccoci qua, intrappolati tra il Beppe Grillo pensiero e la depressione indotta grazie a una pandemia nata, o fatta nascere, nella nazione più autoritaria del mondo. Pandemia che l’Italia – come tanti altri Paesi – ha dimostrato di non sapere curare, se non colpevolizzando i nostri stili di vita. Ora capite perché è da rimpiangere Diego Armando Maradona. Che la terra gli sia lieve.