Lettera aperta a Sua Santità Francesco primo

Santità, sempre con filiale devozione, mi rivolgo per la seconda volta a Lei, e per parteciparle che i non ultimi eventi che l’hanno vista protagonista hanno fortemente turbato chi le scrive e tutti i fedeli, o almeno quelli che Lei conosce. Chi le scrive appartiene ad una famiglia da sempre vicina alla Chiesa. Quale discendente diretto di quel Filippo de Jorio conte e principe Palatino per volontà del suo predecessore San Pio IX: ed egualmente discendente diretto di Lucrezia de Sangro, erede diretta di una Casa che dette sette santi alla Chiesa di Cristo. Forte di questa appartenenza, credo di poterle parlare, come è tradizione, con franchezza. Le scrissi già all’inizio del suo pontificato. Allorché già s’intravedevano quei contorni che non esito a definire sorprendenti e non certo aderenti alla disciplina ed alla tradizione cattolica. Non si trattava di poca cosa. Aveva fatto scalpore il suo “ma chi sono io per giudicare?” rivolto agli autori di quel peccato, la sodomia, che è sempre stato condannato dalla Chiesa. Da quel momento ad oggi, il suo pensiero ha percorso una lunga strada, che l’ha portata dalla comprensione alla giustificazione, sia pure diplomaticamente ovattata, della famigliadiversa”: cioè della famiglia composta da persone dello stesso sesso, ben differente dalla famiglia cristiana fondata sul matrimonio e destinata alla concezione, alla procreazione ed alla educazione della prole. È innegabile che questa famiglia “diversa” non è destinata alla procreazione, e tantomeno all’educazione della prole. Una famiglia che, perciò, si sottrae alle leggi che finora hanno regolato la vita delle famiglie cristiane.

È chiaro che Lei, Santità, ha inteso modificare la legge canonica non con una enciclica, ma con un “motu proprio”. È discutibile che questo sia possibile. Peraltro, dato che sono state seguite per attuarla modalità anomale, tutti noi fedeli abbiamo il diritto e forse anche dovere di dissentire dal nostro Pastore. La posizione ufficiale della Chiesa, espressa nella dichiarazione della Congregazione per la dottrina della fede “Persona Humana” è chiarissima: c’è una condanna nelle sacre scritture contro “queste gravi depravazioni, funesta conseguenza di un rifiuto di Dio…che nessun caso possono ricevere una qualche approvazione”. Nella “lettera ai vescovi della Chiesa cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali la medesima congregazione ribadisce le sue critiche, aggiungendo che “la tendenza omosessuale è un disordine oggettivo…e richiama una preoccupazione morale”. Tutto ciò è stato da sempre sostenuto dalla sacra scrittura e ripetuto da Pio V nella bolla “Horrendum illud scelus”. Non dimentichiamo come i dottori della Chiesa abbiano sempre duramente condannato tale tendenza, anche soprattutto all’interno del clero. Ciò premesso, come si fa a giustificare e consentire sul piano morale addirittura l’esistenza di una famiglia “diversa” a fianco di quella cristiana?

Ma tutto ciò, benché sia enorme, è nulla se si paragona a ciò che lei ha combinato per premiare i suoi sostenitori e punire e mortificare quelli di colui che l’ha preceduta. Cominciamo dall’allontanamento del segretario del Papa Benedetto XVI, di cui lei è successore: all’allontanamento del cardinale George Pell dato in pasto alla giustizia penale australiana e allontanato da Roma e poi assolto, che per certo non era un suo sostenitore e la cui sola presenza dava molto fastidio ad un suo propinquo, il cardinale Giovanni Angelo Becciu, autore di una serie di malefatte economiche che ne hanno determinato l’espulsione dal Sacro collegio. Già, abbiamo imparato che da Lei amici e nemici e vengono trattati impietosamente. E che il suo carattere non sia proprio evangelico, ma a volte molto reattivo: lo dimostra quell’episodio non troppo lontano che si svolse nella basilica di San Pietro, allorché una fedele cinese nel corso di un bagno di folla protese le mani per stringere la sua, raccomandandole i cattolici della sua terra, ma ricevette una sia pure gentile percossa dalla sua apostolica mano…accompagnata da uno sguardo non propriamente benevolo.

Quanto ai rapporti con le altre religioni, soprattutto di fronte ai gesti emblematici dei musulmani integralisti. Lei, capo di tutti i cristiani della terra, cosa ha detto in occasioni drammatiche, e proprio per questo rappresentative di una avversione e contrapposizione basica che non arretra neppure di fronte ai peggiori delitti e dalla strage indiscriminata di cristiani innocenti? Quando il nuovo sultano turco ha trasformato la basilica di Santa Sofia da museo in moschea, lei non è andato oltre un “mi dispiace”, detto a mezza bocca esprimendo il suo sentimento personale, neppure tanto forte, di fronte ad un gesto ignobile e di chiaro disprezzo nei confronti della religione cristiana. E quando c’è stato il massacro nella chiesa di Notre Dame di Nizza, con i fedeli decapitati e subito dopo quello perpetrato a Vienna, città sacra al ricordo della guerra contro i turchi che intendevano installarsi nel cuore dell’Europa, Lei non ha detto una sola parola contro i musulmani integralisti; ma si è lasciato andare ad una dichiarazione di maniera che da un lato esprimeva (e come avrebbe potuto non farlo) compianto per le vittime ed auspicio di creare la pace, come se in qualche modo i cristiani dovessero fare qualcosa, insomma porgere l’altra guancia per evitare il ripetersi di siffatti episodi.

Per non parlare dell’assai tiepido appoggio ai cristiani di Hong Kong, ed il mancato ricevimento del cardinale di quella tormentata città ormai sotto il tallone dell’egemonia del presidente a vita Xi Jinping. È tutto sulla stessa linea degli oltraggi riservati al rappresentante e segretario di Stato Usa (Mike Pompeo) durante la sua visita a Roma. Mike Pompeo aveva detto: “Due anni fa la Santa sede raggiunse un accordo con il Partito Comunista Cinese, nella speranza di difendere e di aiutare i cattolici in Cina, ma i loro abusi nei confronti dei fedeli sono peggiorati. Il dipartimento di Stato è la voce forte per la libertà religiosa in Cina, e nel mondo continuiamo a farlo e ad essere vicini ai cattolici cinesi”. Pompeo aveva aggiunto: “I cattolici sono tra le voci più forti ad Hong Kong per i diritti umani. Pechino li ha arrestati e perseguitati. Il Vaticano dovrebbe stare con i cattolici ed il popolo di Hong Kong. Se il Partito Comunista cinese riuscisse ad assoggettare la Chiesa cattolica e le comunità di altre regioni, allora i regimi che disdegnano i diritti umani saranno rafforzati e il costo per resistere alla tirannia da parte dei credenti salirà”.

Vorrà ricordare, Santità, che il segretario di Stato americano per queste franche dichiarazioni venne punito; perché Lei non volle riceverlo, ed il segretario di Stato Vaticano cardinale Pietro Parolin, contro ogni prassi diplomatica, alla fine dell’incontro (che fu costretto a dedicare a Pompeo) ci tenne a rimarcare che le parti non erano affatto d’accordo, ma erano rimaste ciascuna sulle sue rispettive posizioni. E ovviamente la materia del contendere era la Cina. Tutto questo lascia pensare sia vero che, lei vuole essere il primo Papa post-occidentale e che l’enciclica “Fratelli tutti” sia destinata a superare l’atlantismo della Chiesa per rilanciarla in una prospettiva universalistica molto vicina alla Cina (in Vaticano si ritiene che, nell’accordo con la Cina firmato qualche anno fa vi siano pattuizioni segrete di carattere economico che non sono state mai rivelate). Insomma, per non dispiacere agli “altri”, anche se ogni tanto fanno qualche “birichinata” terroristica e qualche cadavere, in fondo è meglio che i cristiani “porgano l’altra guancia”. I suoi fautori pensano Ella si stia sempre più allontanando dal suo predecessore e da quelli che l’hanno preceduta: portatore di una sensibilità diversa, di diverse priorità tendenzialmente portate ai temi sociali ma molto indulgenti per il resto.

Uno dei suoi zelatori, Piero Schiavazzi su “Milano Finanza”, ha scritto che Lei “è persuaso che l’Occidente, con le sue proiezioni esterne dalle primavere arabe alla enclave di Taiwan, non sia destinato ad occupare il proscenio del futuro in Asia e nel resto del mondo e che la Chiesa debba obbligatoriamente e perentoriamente riscrivere il suo copione”. Se questo è vero, se Lei deciderà di recidere il cordone ombelicale con l’Occidente, con la civiltà romana cristiana, se il futuro della Chiesa è a suo parere volto verso il medio e soprattutto l’estremo Oriente e tutta la sua azione è dedicata a questo intento…noi non potremo più seguirla.

(*) Giurista cattolico, già docente di Diritto amministrativo