“Mai più bambini dietro le sbarre”

Rinnovata la Carta dei diritti dei figli dei genitori detenuti

La Carta dei diritti dei figli dei genitori detenuti è stata rinnovata per ulteriori quattro anni. Il nuovo protocollo d’intesa è stato firmato tra il ministero della Giustizia, l’Agia (“Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza”) e “Bambinisenzasbarre Onlus”. La Carta è un esempio unico in Italia e in Europa, anche se l’esigenza di riconoscere il diritto dei minorenni alla continuità del legame affettivo con i genitori detenuti per sostenerne il diritto alla genitorialità affonda le radici in un’azione molto forte nel nostro Paese, che ha preso forma, soprattutto tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX, attraverso due filoni culturali diversi: quello del socialismo riformista di Filippo Turati e quello cattolico rappresentato dalla grande opera di Bartolo Longo.

Sono due linee di pensiero e d’azione confluite nella Costituzione della Repubblica ed oggi la Carta dei diritti dei figli dei genitori detenuti ne rappresenta la continuità come strumento per arrivare alla piena attuazione dell’articolo 27 che afferma: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.

Al fine di realizzare una riduzione nella “distanza degli affetti” conseguente alla detenzione, significative sono le misure che la Carta dei diritti dei figli dei genitori detenuti prevede a tutela dei diritti dei bambini, ad oggi ancora costretti a vivere in una struttura detentiva con le madri: attualmente sono 19 i bambini piccolissimi al seguito di 17 madri detenute ed a fine 2019 questi numeri erano più del doppio. Con questo nuovo protocollo le autorità giudiziarie saranno indotte a sviluppare tutte le azioni necessarie a tutela dei diritti dei figli minorenni di persone detenute: verranno poste in essere iniziative in materia di custodia cautelare, di qualità dei luoghi di detenzione, di spazi per bambini nelle sale di attesa e di colloquio, di visite in giorni compatibili con la frequenza scolastica, di videochiamate, di formazione del personale carcerario che deve entrare in contatto con i bambini, di informazioni, assistenza e sostegno alla genitorialità.

Inoltre, è ormai ampiamente verificato che la continuità dei legami familiari incide positivamente sul detenuto, nella prospettiva costituzionale della pena che deve essere volta alla rieducazione. La Carta rappresenta senz’altro un obiettivo importantissimo, come ha affermato il ministro Marta Cartabia, “tutti i bambini, anche se con genitori detenuti, hanno diritto all’infanzia”, perché “i bambini non devono pagare le pene inflitte alle madri”. È stato già fatto, quindi, un significativo passo in avanti verso la meta ben definita dallo slogan “mai più bambini in carcere”.