Trapianto di utero: progresso?

Lunedì 9 maggio il quotidiano “Il Messaggero” ha pubblicato un articolo dai toni entusiastici, con il seguente titolo: “Transgender potrebbero diventare madri con trapianto di utero: l’annuncio di un chirurgo indiano”. Nel pezzo, il medico indiano Narendra Kaushik, che gestisce una clinica a New Delhi, ha dichiarato che il trapianto di utero su donne transgender (nate quindi uomini) potrebbe essere vicino. Non solo: il medico ha annunciato di starne pianificando uno. Il dottor Kaushik ha infatti sostenuto che “ogni donna transgender vuole essere il più femminile possibile. E questo include anche essere una madre. La strada verso questo obiettivo è con un trapianto di utero”. Gli organi trapiantati, specifica il chirurgo, sarebbero donati da un donatore morto o da un’altra donna che avesse deciso di diventare un uomo e durante il processo si sarebbe fatto rimuovere l’utero.

Sempre secondo il dottor Kaushik, dopo l’intervento di trapianto la persona potrebbe rimanere incinta attraverso la fecondazione in vitro e potrebbe addirittura partorire (va specificato che a oggi l’operazione non è mai stata ancora eseguita ufficialmente con successo). Sebbene trapianti di utero siano già stati realizzati da donna a donna, il professor Robert Winston, uno degli esperti medici più famosi della Gran Bretagna, ha definito il trattamento “molto pericoloso”.

“I problemi sono enormi, sarebbe un’operazione estremamente difficile”. Perché in questi pazienti “non hai ancora una cervice o una vagina funzionanti per consentire il canale del parto. Il rischio di morte per la paziente sarebbe molto alto. Sia dall’operazione per consentire il trapianto che dalla gravidanza”. E termina: “Semplicemente non sarebbe eticamente accettabile”.

A conclusione di un dibattito appena aperto, vorremmo ribadire un concetto, che ancora deve essere compreso fino in fondo: per essere il più femminili possibili non è necessario né obbligatorio diventare madri.