State of the Net: verso la eDemocracy /3

Tra i temi affrontati nell'ultima edizione del convegno triestino, State Of The Net, il più importante appuntamento pubblico italiano sulla rete non poteva mancare quest'anno quello dell'eDemocracy e dell'ePartecipation, argomenti tra i più attuali del web e della sua influenza sulla nostra società. Soprattutto in considerazione dei numeri presentati da Vincenzo Cosenza, social media strategist e responsabile della sede romana di BlogMeter, che ha analizzato l'uso della rete da parte degli italiani e ha spiegato come sebbene la rete sia ancora maschile, con 7,8 milioni di utenti cresciuti del 3%, la popolazione femminile che naviga si assesta a 6,5 milioni ma è in crescita decisamente maggiore (+4,8%) rispetto a quella maschile. Sono poi almeno 28,9 milioni gli italiani che hanno navigato almeno una volta al mese e 14,3 milioni nel giorno medio (+ 3,8%).

Una premessa dovuta poiché l'attenzione dedicata al "nuovo" della politica è impressionante: oltre 14 milioni di interazioni (like, commenti, condivisioni, post spontanei in bacheca) rilevati sulla pagina di Beppe Grillo e i 2 milioni e mezzo su quella del Movimento Cinque Stelle. Si tratta, in questo caso, di persone mediamente ben alfabetizzate dal punto di vista informatico a riprova della necessità che nella gestione dell'eDemocracy serve conoscenza delle reti sociali e capacità di decidere come orientarne l'utilizzazione a favore degli utenti. La complessità del web quando si parla di partecipazione nel web non si affronta in modo istintuale ma ha bisogno di studio, di cultura, di cittadini informati e consumatori consapevoli se si vuole evitare l'entropia totale. Un approccio questo ben chiaro a Pietro Speroni di Fenizio, matematico da tempo impegnato in quella che lui stesso ritiene la sfida maggiore nell'eDemocracy, andare oltre la fase in cui, nella democrazia elettronica, ognuno dispone di un voto e pemettere a milioni di persone di pensare insieme e come dovrebbe essere la democrazia nel XXI° secolo.

Insieme a John Worth, parlando di una vasta gamma di realtà, dagli Indignados, alla rivoluzione araba, dal popolo viola al Movimento 5 Stelle, Speroni di Fenizio ha tratteggiato un quadro di un ampio sebbene per nulla esaustivo spettro della politica mondiale e del suo rapporto con la rete ed i cittadini. Domandandosi se sia possibile realizzare un governo “di tutti” e se la rete e l’Open Source possano sostituire i governi. Con una certezza che ha dominato il convegno, non c'è alternativa alla frantumazione delle gerarchie ed a una loro sostituzione con il concetto di network politico, basato sulla cittadinanza in cui la vecchia concezione di “partito” come organizzazione veriticistica non esiste più! Un programmino minimo e pionieristico, che Speroni di Fenizio sta tentando di risolvere cercando l'algoritmo perfetto per l'eDemocracy. Partendo da un secondo presupposto: una decisione tecnica ha sempre un effetto sociale e il contributo dei matematici fuori dei confini della loro materia è imprescindibile per formalizzare alcune regole e alcuni tipi di relazioni o per porsi corretti e fruttuosi interrogativi e un più corretto apporto alle discussioni politiche sul web.

Le decisioni tecniche hanno dunque effetti sociali. Muoviamoci, ad esempio, dall'osservazione delle ripercussioni che la modifica di alcune semplici regole da parte degli amministratori di realtà web può avere sulla comunità on line, come decidere se nelle discussioni i commenti debbano essere ad albero o a casacata come su Facebook. Gli scenari di comunicazione sono diversissimi. Una delle domande più pressanti nel mondo dell'eDemocracy è come evitare l'accentramento dei poteri. Speroni di Fenizio ha raccontato come il suo collega Daniele Gewurz abbia individuato una funzione che obbedisse a determinate caratteristiche necessarie ad evitare il problema. Ad esempio il Teorema di Arrow vale per votazioni che usano solo alcuni sistemi di espressione delle preferenze, funzionando sull'ordinamento, stabilisce l'impossibilità di trovare un sistema elettorale perfetto, ma questo non impedisce di chiedersi come arrivare ad un sistema di democrazia elettronica quasi funzionante. Ad esempio, sostiene di Fenizio, richiedendo ai votanti anche una valutazione numerica dettagliata su una scala da 1 a 10 dei singoli candidati attraverso il cosiddetto range voting. Si tratta, dunque, di richiedere più informazioni.

La matematica, che di Speroni di Fenizio assicura non richiede conoscenze superiori al quella che si studia in terza liceo, consente di elaborare sistemi di partecipazione che migliorano quelli classici quando si introducono in rete. La "voting theory" ad esempio consiste nella individuazione delle risposta preferita ad una domanda prestabilita, chiusa e formulata da chi ovviamente ha un potere enorme con esclusione di proposte non elaborate dagli organizzatori della votazione. Come procedere per costruire un sistema che permetta alle persone di introdurre nuove opzioni che vengano valutate con un passaggio? È questa la rivoluzione che attende l'eDemocracy, il passaggio dalle domande chiuse alle domande aperte in modo da non escludere dalle discussioni proposte anche non formulate dagli organizzatori e che sia in grado di comprendere se due proposte sono o meno equivalenti. Applicazione, in sostanza, dei modelli matematici per elaborare modelli di moderazione di discussione su un qualsiasi argomento da parte di un'intelligenza artificiale capace di chiedere ad una persona quale sia la sua proposta, se la comprende e ad un'altra di chiedere cosa non capisce. In una sequenza di frasi e domande sulla cui base il sistema moderi la discussione. Se ad un'intelligenza artificiale non si chiede di comprendere direttamente il mondo anche questo traguardo francamente ci sembra già molto, forse troppo. Al lavoro è già un sistema, "Vilfredo Goes to Athens", che funziona soltanto su gruppi piccoli e permette forme dicisionali molto interessanti.

I partecipanti esprimono le loro opinioni e valutano le opinioni degli altri. Il sistema filtra alcune opinioni e ne tiene altre. E man mano invita i partecipanti a scrivere nuove proposte integrando quelle presentate e non filtrate calcolando quando una persona fa da collo di bottiglia ad una discussione. Un processo che consente di mettere a punto un sistema di formulazione di proposte per tentativi successivi che alla fine raggiunga il consenso. Gli esperimenti di partecipazione democratica in rete si stanno moltiplicando a vista d'occhio. Uno dei più interessanti è Liquid Feedback, utilissimo perché ha mostrato come nella eDemocracy per allestire un sistema giusto servano pesi e contrappesi. Ora è Airesis sotto i riflettori una realtà che fornisce esperimenti uno dietro l'altro uno dei quali elimina la delega con un sistema di anonimato che consente alla comunità di non vedere l'autore dei commenti e favorisce dunque risposte sulla base del contenuto e non dei pregiudizi verso chi formula il commento precedente. Poi c'è All Our Ideas che ha dimostrato quanto sia facile costruire un sistema per elaborare sondaggi in cui le persone possano suggerire soluzioni tarttate dagli altri intervistati. In occasione delle votazioni per l'elezione del Capo dello Stato si è ottenuta una lista con 60 nomi a accanto il grado di apprezzamento di ognuno. Your Priorities: interessante per ave re una mappa di quello che la gente vuole. Con Betri Rejkyakik vengono portate all'attenzione dei politici le esigenze dei cittadini della capitale.

In rodaggio invece "Vilfredo goes Athens" che chiede alle persone dopo averle analizzate di valutare un' ipotesi, spiegarne un'altra e riscriverne un'altra ancora. Sul piano della sicurezza e della tutela del voto i rischi sono connessi all'aumento progressivo dell'integrazione e del flusso di informazione tra le persone. Tutte sfide che i diversi sistemi di voto (Plurality Voting, Borda, Condorcet, Range voting, Approval Voting) tentano di dare una risposta lail cui cardine sembvra tuttavia essere quello per cui il voto sembra più tutelato dalla trasparenza che dall'anonimato. Unico parola d'ordine,, anche nell'eDemocracy, è comunque immergersi nella complessità, non cercare di destrutturarla, assumendo maggiori informazioni possibili. Un'illusione? Sicuramente nel processo dalla informazione alla conoscenza il web e la rete sono sempre più strumenti che consentono di lavorare al tentativo di cambiamento. La rivoluzione sembra essere già in atto.