La “Baia dei porci”,  oggi al via lo sbarco

Questa è da considerarsi una delle missioni più delicate nell’ampio contesto dei cinquant’anni di “cortina di ferro”. Non tanto e non solo per l’invasione fine a se stessa durata poco più di 48 ore ma per quello che poi ne è scaturito dopo a livello diplomatico. Un disastro annunciato e un ulteriore inasprimento dei rapporti tra i due grandi “blocchi”! Tutto è in mano già nel marzo del ’60 al Gruppo Speciale NSC 5412, voluto fortemente da D. Eisenhower. Si preparano all’addestrano in Florida la “Brigata Asalto 2506” con l’eventuale appoggio dei “mercenari” dell’Operazione 40.

Gran capo indiscusso dell’intero piano è Mr. Allen Dulles; numero 1 della Central Intelligence Agency (CIA). Il Presidente eroe del secondo conflitto in Europa appoggia e firma la proposta. Castro e il suo esercito di “barbudos” è il nemico pubblico da eliminare, un pericolo reale nel cosiddetto “cortile di casa”. Solo 90 miglia dalle coste di Miami sono veramente poche per stare tranquilli, nel centro America vanno assolutamente spenti focolai di rivolta filo sovietici e con ideologie marxiste. Dunque, quanto fatto a Batista è un affronto troppo irriverente per l’establishment Usa. L’azione è d’obbligo. Tra l’ideazione e il parto passa circa un anno e, nel frattempo, alla White House cambia inquilino. Al posto del Generale Dwight subentra il giovane senatore del Massachusetts, d’origini irlandesi, cattolico, si chiama John Fitzgerald Kennedy; figlio del potente Joseph Patrick.

Si trova in mano l’operazione Zapata, già sulla carta, in fase conclusiva ma non troppo gradita da parte del suo staff. E’ noto che Kennedy non desiderasse quella condotta approvata dal suo predecessore e dai vertici dell’intelligence. Troppo fresco il suo insediamento, neanche 3 mesi dal giuramento e già una “guerriglia” sull’uscio e nelle immediate vicinanze dei confini nazionali. Dulles però sa il fatto suo, insiste, persevera, sottolinea l’importanza di riprendersi la calda isola dei Caraibi, essenziale sotto tanti aspetti, soprattutto per quello commerciale, come lo era stato negli anni d’oro di Fulgencio. Il “cattolico” leader cede e da il tanto agognato benestare ai gruppi speciali; gran parte di essi (se non tutti) esuli cubani, contrari alle idee “castriste” e fuggiti oltre stretto dopo l’ascesa di Fidel e il “Che”. Il 17 aprile, alle ore 01:00 di notte, parte l’operazione Zapata, l’invasione alla Baia dei Porci, l’insenatura scelta per dare l’inizio alla riconquista di Cuba.

Cominciano i primi bombardamenti dai cieli ma la contraerei tiene il colpo, uomini rana, appena toccato terra, dalle spiagge, danno il segnale alle navi per lo sbarco via terra dei gruppi speciali anticastristi. L’attacco è in atto! Troppo sbilanciate le forze in campo; circa 1450 gli uomini di Dulles, 16 i B-26 e 6 le navi d’appoggio mentre Fidel può contare su 20 mila accaniti combattenti, una contraerei efficace e soprattutto sui suoi migliori comandanti che hanno reso celebre l’M-26-7; il movimento che tenacemente aveva preso l’Havana l’anno prima. Nulla da fare. 48 ore di suicidio, una strage annunciata e predetta. Tutti morti, catturati o ritirati.

Per gli invasori e per la nazione promotrice una debacle che gli costerà la faccia e di li a poco provocherà un duro scontro con l’Unione Sovietica, che sfocerà nella drammatica crisi missilistica nell’ottobre dell’anno seguente. L’allora segretario della difesa McNamara lo aveva sempre sostenuto; propaganda, sabotaggi e tentativi d’invasione non sarebbero serviti a niente. Un presagio? Difficile a dirlo, ma oggi, con il senno di poi, mai parole furono più giuste. Raul e Barack in questi giorni si stringono la mano, ma i 54 anni di embargo, iniziati proprio dopo la fallita invasione di queste ore, rimangono negli annali della storia come il fulcro di quella fase epocale che ha preso il nome di Guerra Fredda.