Chi ha paura dello Stato Islamico? Conosciuto in vari modi e sigle (Isis, Daesh, etc.) quest’ultimo è semplicemente chiamato “Dawla”, ovvero “Stato”, dai suoi miliziani e sudditi.

Al contrario però di tanti raggruppamenti analoghi che si riferiscono all’Islam fondamentalista e radicale, per quest’ultima Luna Nera a nessun cronista occidentale (in quanto cristiano crociato o infedele, degno quindi di essere crocifisso, fatto a pezzi o sepolto vivo) è stato concesso di allunare nelle sue roccaforti irakene e siriane.  Alleato-antagonista e non di rado avversario di movimenti similari come Al-Qaeda, e al-Nusra nella guerra civile siriana, Dawla si è rivelato la più destabilizzante e sanguinaria organizzazione del fondamentalismo sunnita. Ispirato a una forma assoluta di ortodossia in cui si predica l’adesione totale ai precetti del Corano e alla parola del Profeta, Dawla nella sua devastante furia purificatrice ha assimilato come eretici e, quindi, degni essere condannati a morte, i credenti di fede sciita, i sufi, gli yazidi, gli islamici non ortodossi e quelli di tutte le altre religioni, così come ci racconta il ponderoso saggio-testimonianza  di 600 pagine di Gabriele Del Grande (Mondadori 2018).

Mai si era vista una simile furia devastatrice che riduce in schiavitù donne e bambini mettendo a morte chiunque non presti giuramento di fedeltà al nuovo Califfo e non si converta all’Islam, giustificando in caso di rifiuto qualunque atto di ferocia, anche il più rivoltante. Si va così dal supplizio con la spada, il fuoco e le pietre, alla violenza sessuale e allo stupro etnico di massa, alla riduzione in schiavitù, all’indottrinamento dei bambini (i così detti “leoncini”) del nemico distrutto, annientato e umiliato addestrati a divenire terroristi in miniatura e a indossare devastanti giubbotti esplosivi, per terminare con il genocidio (predicato e attuato all’interno delle zone conquistate) di tutti gli infedeli e blasfemi che popolano la terra. Se Al-Baghdadi avesse avuto nelle sue mani il fuoco nucleare lo avrebbe già utilizzato pur di ricondurre tutte le genti della terra a 1400 anni fa, all’epoca della nascita e della predicazione di Maometto. L’arma in assoluto più potente di Dawla è la sua propaganda, dai pulpiti delle moschee alla Rete, ai supporti multimediali di ogni tipo. Una vera e propria pratica scellerata di lobotomia di massa, capace di produrre un numero illimitato kamikaze e di candidati al martirio auto-immolatisi per raggiungere il paradiso islamico e le sue vergini, arrivando ad avere perfino le visioni di donne bellissime sedute sul cofano del camion corrazzato e imbottito di esplosivo, lanciato contro le barriere e i bersagli nemici.

Chiunque può venire arbitrariamente incarcerato nelle orribili prigioni segrete di Dawla, torturato, smembrato e violentato senza mai che sopraggiunga un processo equo, relegato in condizioni igieniche spaventose e in spazi così ristretti che un piccolo animale farebbe fatica a muoversi. Dawla è un rosario di scelleratezze, di abiezioni, di efficienti reti di fiancheggiatori, finanziatori, falsari e agenti doppi e tripli di ogni tipo infiltrati al suo esterno che reclutano foreign fighters e operano ai suoi fini e al suo servizio, in Occidente come in Medio Oriente.

Il libro è la sintesi di molte centinaia di ore registrate dalla viva voce dei suoi diretti protagonisti divenuti disertori (le sole possibili “voci interne”): un lungo rosario di impressionanti cronache di delitti, atrocità, di fiumi di sangue e di sofferenze indicibili. Sono loro a raccontare al resto del mondo quello che, incredibilmente, moltiplica per cento, per mille fino alla più terribile delle follie la mostruosa storia dei metodi nazisti di pulizia etnica, ideologica e razziale. Le prigioni (del regime siriano e di Dawla) sono il regno assoluto del Demonio come nessuna mente umana era riuscita finora a concepire!