Come ogni venerdì torna la rubrica settimanale con la quale “L’Opinione delle Libertà” vuole dare voce e spazio ai volti noti e meno noti della letteratura italiana. Questa settimana vi consigliamo “Se i pesci guardassero le stelle” di Luca Ammirati (DeA Planeta). Luca Ammirati (Sanremo, 1983) è responsabile interno della sala stampa del Teatro Ariston, dove ogni anno si svolge il Festival della canzone italiana. È stato assessore alla Cultura del Comune di Perinaldo, dove esiste realmente l’Osservatorio astronomico raccontato nel suo romanzo.

La Storia

Un esordio letterario dal sapore agrodolce, dedicato ai più ferventi e coraggiosi sognatori, a tutti coloro che preferiscono guardare le stelle piuttosto che i propri piedi. Solo guardando il cielo con l’anima, come ama fare il protagonista, si trovano risposte impossibili e si ridisegnano orizzonti impensabili, con quel pizzico di follia necessaria ad inseguire anche i sogni più inafferrabili.

Una Sanremo baciata dal sole, che profuma di salsedine e di focaccia appena sfornata, fa da sfondo alle traversate in bicicletta di Samuele Serra, giovane trentenne in lotta per la propria affermazione nel lavoro e nella vita privata. Sogni, passioni, desideri e delusioni vengono raccontati ad un confidente apparentemente non curante, il suo pesce rosso Leo, interessato solo alla propria sopravvivenza. Prendono forma così dei monologhi che divertono ed inteneriscono, fanno arrabbiare e riflettere, in un flusso di coscienza dalle note dolci e nostalgiche in cui è piacevole affogare, per poi riemergere con nuovi occhi.

“Samuele ha trent’anni, una gran voglia di essere felice e la fastidiosa sensazione di girare a vuoto, proprio come fa Galileo, l’amico “molto speciale” con il quale si confida ogni giorno. Sognatore nato, sfortunato in amore, vorrebbe diventare un creativo pubblicitario ma i suoi progetti vengono puntualmente bocciati. Così di giorno è un reporter precario e malpagato, mentre la sera soddisfa il proprio animo poetico facendo la guida al piccolo Osservatorio astronomico di Perinaldo, sopra Sanremo: un luogo magico per guardare le stelle ed esprimere i desideri. Proprio lì, la notte di San Lorenzo incontra una misteriosa ragazza, che dice di chiamarsi Emma e di fare l’illustratrice di libri per bambini. Samuele ne rimane folgorato e la invita a cena, ma è notte fonda e commette il più imperdonabile degli errori: si addormenta. Quando si risveglia, Emma è scomparsa nel nulla. Ma come la trovi una persona di cui conosci soltanto il nome? Non sarà l’ennesimo sogno soltanto sfiorato?”.

Luca Ammirati, servendosi di una scrittura frizzante e scorrevole, cristallizza desideri ed aspirazioni di un’intera generazione di giovani precari nel lavoro, ma sognatori a tempo indeterminato. Staccarsi dalle pagine del libro non è semplice, per via di quella giusta dose di suspense capace di tenere sempre viva la curiosità del lettore.

“Se i pesci guardassero le stelle” non è la solita commedia romantica, ma una sorta di cocktail nostrano dal profumo dolciastro e il retrogusto amaro, da sorseggiare lentamente, con la stessa costanza con la quale dovremmo pedinare quelle doti e quelle intuizioni che proprio il cielo ci ha donato.