Eurovision, uno schiaffo ai putiniani d’Europa

Un ballo travolgente sulle note di un ambizioso connubio tra folk e rap. Stefania della Kalush Orchestra è il brano che ha trionfato al 66° Eurovision Song Contest di Torino. Si tratta del terzo successo per l’Ucraina al festival della canzone europea. Il Paese ha già vinto nel 2004 e nel 2016. La vittoria della band hip-hop rappresenta un vero e proprio schiaffo ai putiniani d’Europa. Anche perché il televoto del pubblico da casa ha registrato numeri altissimi in favore del gruppo. Un‘evidente manifestazione di “solidarietà” verso il popolo ucraino che, da quasi tre mesi, affronta l’invasione russa. La Kalush Orchestra, che nasce nel 2019, prende il nome dalla cittadina in cui nasce il frontman e leader della band Oleh Psiuk (alias The Psiuchyi Son). Il gruppo si forma quando i membri Ihor Didenchuk (già componente dei Go_A, che hanno rappresentato l’Ucraina all’Eurovision lo scorso anno) e MC CarpetMan (Kylym Men) rispondono a un post Facebook dello stesso Oleh. Il cantante è alla ricerca di musicisti per formare una band. A loro si aggiungono i polistrumentisti Tymofii Muzychuk e Vitaliy Duzhyk. Il loro primo singolo Shtomber Womber viene pubblicato lo scorso dicembre.

Ora è il turno di Stefania. Il videoclip ufficiale della canzone è online. È stato girato tra le rovine di Borodyanka, Gostomel, Bucha e Irpin’, alcune delle città più martoriate dagli attacchi russi. Le note del brano si diffondono tra palazzi distrutti e volti di donne, uomini e bambini in fuga. La canzone, dedicata da Oleh Psyuk alla madre prima dell’inizio della guerra, ora assume una valenza universale. “Anche se la canzone non contiene neanche una parola che faccia riferimento alla guerra –  spiega il cantante – molte persone hanno cominciato ad associarla con la madre Ucraina. Di più, la gente ha cominciato a chiamarla l’inno della nostra guerra. Ma se Stefania è ora l’inno della nostra guerra, vorrei che diventasse l’inno della nostra vittoria”. Psyuk non ha dubbi: “Rappresentiamo la voce del popolo ucraino e raccontiamo i dolori e le sofferenze causati dall’invasione russa”.