Le previsioni del Governo “dei migliori”

“È difficile fare previsioni, soprattutto sul futuro”: la frase è attribuita al danese Niels Bohr, Premio Nobel per la Fisica. Tutti gli istituti di ricerca e i centri studi nazionali e internazionali, quali Prometeia, Confindustria, Fondo monetario internazionale e le agenzie di rating prevedono un significativo ridimensionamento delle prospettive di crescita sia globali che nel nostro Paese. In verità, se ci sarà il segno positivo sul reddito nazionale lordo nel 2022, sarà essenzialmente dovuto all’effetto traino della crescita del Pil del 2021.

Nei primi due trimestri del 2022 (nel primo trimestre il dato negativo è già acquisito) entreremo quasi certamente in recessione tecnica. In statistica economica si considera recessione tecnica quando per due trimestri consecutivi il Pil risulta negativo. Nel Def – Documento di economia e finanza – il Governo prevede una crescita del reddito nazionale del 3,1 per cento con uno scostamento significativo rispetto alle previsioni di organismi indipendenti, come ad esempio Confindustria, che ipotizza una crescita dell’1,9 per cento. Più che un documento di previsione sembra un libro dei sogni.

Il Fondo monetario internazionale stima una contrazione del Pil mondiale dell’1 per cento e per l’Italia la previsione è di una contrazione più marcata del 1,5 per cento. La giustificazione addotta dagli economisti e dai ricercatori sulla riduzione della crescita mondiale è da ricondurre alla guerra in Ucraina, all’incremento del costo dell’energia e agli aumenti dei prezzi delle derrate alimentari anche in conseguenza della crescita delle spese di trasporto. Dopo l’approvazione del Def da parte del Parlamento inizierà il balletto delle revisioni al ribasso delle previsioni. Al popolo bue bisogna “indorare la pillola”. È una consolidata strategia di comunicazione politica, tanto si sa che i cittadini hanno la memoria corta.

Qual è il valore aggiunto che ha apportato il cosiddetto Governo dei migliori? Quali cambiamenti? Quale è stato il cambio di passo addotto alla politica in generale e a quella economica in particolare dal super tecnico Mario Draghi? L’unica speranza è che al massimo nel 2023 si ritornerà a votare e questa non è una previsione: è una certezza!