Dl Concorrenza? Ma mi faccia il piacere!

Non chiamatelo “Dl Concorrenza”. La concorrenza è tutt’altra cosa! È una norma antitaliana e contro le nostre imprese balneari. Nella teoria economica i mercati si distinguono in: monopolio, oligopolio, mercati concorrenziali. Il monopolio è incompatibile con un’economia di mercato in quanto impedisce, ex lege, l’entrata nel mercato da parte di soggetti privati. Il monopolio è gestito dallo Stato. L’oligopolio è un mercato nel quale operano un numero limitato d’imprese. E quindi, se dovessero illegalmente fare cartello, sarebbero in grado di influenzare il prezzo a loro favore. Le norme antitrust impediscono l’abuso di posizione e sanzionano le imprese che fanno occultamente cartello. I mercati concorrenziali si caratterizzano per il fatto che esiste una moltitudine di operatori e nessuno è in grado di influenzare il prezzo.

Il modello teorico della concorrenza perfetta risponde alla legge della domanda e dell’offerta. A maggiore domanda rispetto all’offerta corrisponde una propensione all’aumento dei prezzi. Viceversa, a maggiore offerta rispetto alla domanda i prezzi tendenzialmente diminuiscono. La concorrenza favorisce sempre il consumatore! Oggi paghiamo meno le telefonate, perché gli operatori telefonici sono in concorrenza tra di loro. Il cosiddetto Dl Concorrenza (che con la concorrenza non ha niente a che fare) per quanto attiene le concessioni balneari non ha come obiettivo l’aumento della “competizione”, ampliando il numero degli operatori del settore, bensì la sostituzione di chi attualmente gestisce gli stabilimenti balneari. Il vero motivo? È il solito! Aumentare il costo delle concessioni balneari a vantaggio del Demanio e in danno degli operatori – prima – e in conseguenza degli utenti finali.

Le imprese, per sopravvivere, devono tenere presente il conto economico. A maggiori costi delle concessioni devono equivalere maggiori ricavi, che si traducono in un aumento dei prezzi per i consumatori. Si può raggiungere il medesimo obiettivo, che concilia le esigenze di maggiori entrate, aumentando le spiagge da dare in concessione a nuovi operatori. In sostanza: più operatori, più concorrenza e più entrate per l’erario. L’Italia ha oltre 8mila chilometri di costa.