Irlanda, un voto per eliminare le norme contro la blasfemia

L’Irlanda vuole cambiare. Ancora. Insieme alle elezioni presidenziali si terrà un referendum per stabilire se la frase che definisce la blasfemia un reato debba essere cancellata dalla Costituzione. Si sta cercando di organizzare anche un’altra votazione popolare sul passaggio che, sempre nella Costituzione, recita che “il posto di una donna è la casa”. In Irlanda, la religione cattolica è sempre stata storicamente molto influente. Almeno, fino allo scorso maggio. Quando il divieto di abortire è stato eliminato dalla Carta, grazie al voto. La Costituzione irlandese, scritta nel 1937, contiene una sezione intitolata “Diritti fondamentali”. Ebbene, all’articolo 40, recita: “La pubblicazione o l’espressione di opere o di parole blasfeme, sediziose o indecenti, costituisce un reato punito dalla legge”.

Poco dopo, all’articolo 41, recita: “Lo Stato riconosce alla donna che dedica la sua vita alla famiglia un contributo indispensabile per la realizzazione del benessere della comunità. Lo Stato, pertanto, ha cura che le madri non siano costrette dalle necessità economiche ad impegnarsi in occupazioni che le costringano a trascurare i doveri familiari”. Nessuno di questi dettami costituzionali corrisponde più al clima culturale della moderna Irlanda. Se il referendum dovesse passare, i blasfemi irlandesi non sarebbero più puniti da un tribunale. Frattanto, al divieto costituzionale corrisponde una legge del 2009, che prevede per i blasfemi una multa da circa 25mila euro. Appena lo scorso anno l’attore e regista inglese Stephen Fry è stato denunciato alla polizia, dopo aver fatto alcuni commenti poco entusiastici su Dio, nel corso di  un’intervista del 2015, rilasciata alla tivù irlandese. Nonostante la tenace opposizione della Chiesa cattolica irlandese, negli ultimi anni, gli irlandesi hanno votato in favore del divorzio, del matrimonio tra persone dello stesso sesso e, il mese scorso, in favore dell’aborto.