Sabotaggi nel Mar Baltico: la “serietà” di Josep Borrell

Se qualcuno dubitava ancora dell’inadeguatezza e poca serietà di Josep Borrell nel suo ruolo di “ministro degli esteri” dell’Unione europea, le sue dichiarazioni che accusano la Russia per le esplosioni che hanno danneggiato ieri i due gasdotti North Stream 1 e North Stream 2 (quest’ultimo mai attivato) dovrebbero toglierli ogni perplessità in proposito. Da cosa trae le sue certezze Borrell che, senza possedere alcun elemento di fatto, ha già annunciato “forti reazioni” dell’Ue contro la Russia? Da nulla. Il suo è un atteggiamento poco serio che coinvolge Stati e interessi europei.

Pur avvertendo che nel mondo dei segreti di stato tutto è possibile, ricordiamo alcuni fatti:

1) La società statale russa Gazprom è unica proprietaria della società North Stream Ag che ha costruito i due gasdotti e detiene il 51 per cento della società che li gestisce. Si è visto mai uno Stato che sabota con bombe o siluri (probabilmente lanciati da un sottomarino) infrastrutture di sua proprietà specie se si pensa che servono ai suoi interessi presenti e futuri? Sembra altamente improbabile.

2) Contro la costruzione e la persistenza dei due gasdotti si sono sempre pronunciati e si sono sempre battuti in particolare due Paesi: gli Usa e l’Ucraina. Gli Usa (sia con Obama, sia con Trump, sia con Biden) perché hanno sempre ritenuto interesse nazionale degli Usa rompere i rapporti economici, commerciali e strategici tra i Paesi europei e la Russia, temendo la conseguente “dipendenza”. L’Ucraina poi si è sempre opposta ai gasdotti North Stream perché diminuivano l’importanza del gasdotto russo che passa per l’Ucraina e per il quale Mosca paga a Kiev sostanziose royalties.

3) Gli interessi danneggiati dai sabotaggi deliberati ai due gasdotti sono perciò quelli russi e, ancor più, quelli europei, ai quali probabilmente è stato lanciato il segnale e il messaggio di non sperare che in futuro quei due gasdotti possano mai riprendere a fornire gas russo;

4) Probabilmente non sapremo mai con certezza quale sia stata la nazione artefice di quei sabotaggi. E forse è meglio non saperlo. Agli europei non resta che cogliere l’occasione per marciare a tappe forzate verso un’indipendenza energetica a 360 gradi. Il che significa un rapido ampliamento (per l’Italia un ritorno) del nucleare, oltre che dell’idrogeno e delle fonti rinnovabili.