Un esposto contro la filiera dei negrieri

Sul tema dei migranti, dei rapporti con le Organizzazioni non governative e della missione dell’Italia sulle coste libiche tutto è così attuale quanto tragicamente confuso. È lo stesso centrosinistra ad aver perso la bussola, da una parte con la forte intenzione di fare ciò che da mesi chiediamo a gran voce, dall’altra con ministri e parlamentari del Partito Democratico sgomenti di fronte all’ipotesi di rompere il legame viscerale che lega tradizionalmente la sinistra alle cosiddette Organizzazioni non governative. Con addirittura il capo dello Stato Sergio Mattarella e il presidente della Camera dei deputati Laura Boldrini che scomodano incautamente Marcinelle e paragonano questi migranti agli emigrati italiani che in Belgio persero la vita nelle miniere.

La storia è nota da tempo. Le Ong partono, vanno nelle acque libiche, prelevano immigrati clandestini e li portano in Sicilia. Solo in Sicilia, perché il Governo Renzi offrì i nostri porti all’Europa in cambio di qualche sforamento nei parametri di spesa (Bonino docet).

Oggi la sinistra è spaventata dal fenomeno, propone un regolamento e non una legge per le Ong, e anche quando queste si rifiutano non smette di coccolarle. È il caso di Medici senza Frontiere, dove non capisco come possa sfuggire l’assurdità della vicenda. Non avendo siglato il protocollo, Msf non può attraccare nei porti italiani, e allora che si fa? Semplice, Msf va sempre in Libia, raccoglie centinaia di immigrati e li consegna alla Guardia costiera italiana. Una vera e propria presa in giro.

Soprattutto per chi nel centrodestra per primo va ripetendo un ritornello da anni, raccogliendo oggi le ragioni di una battaglia giusta per l’Italia e anche per la stessa Europa. Denunciando un lavoro in apparenza umanitario ma che alla fine nascondeva un progetto ideologico e, di fatto, un reato, quello di aver favorito l’immigrazione clandestina. Un contesto in cui il marcio, e soprattutto il vil danaro, sono apparsi fin da subito i veri protagonisti: arricchirsi sulle spalle degli immigrati, chiamandoli profughi, consegnandoli poi all’Italia che si occupava di sfamarli e ospitarli. Il tutto senza accorgersi che ad avere la meglio in questa triste filiera, oltre alle Ong, fossero proprio i tanto vituperati scafisti, delinquenti senza scrupolo che, a quanto pare, se la intendevano per bene con più di qualcuna di queste Ong.

Come Fratelli d’Italia, attraverso la nostra leader Giorgia Meloni, abbiamo fin dal primo minuto rivendicato una battaglia, fatta di contestazioni sui territori e di una proposta chiara: un blocco navale al largo delle coste libiche, la richiesta da parte del governo italiano di una missione europea per un blocco navale, il confronto con i governi libici, l’apertura degli hotspot in Africa e da lì una distribuzione equa, solo dei rifugiati, nei 27 Paesi della Ue.

Ma la vicenda, o meglio la battaglia, non è ancora finita. Dobbiamo capire quali siano le reali intenzioni di questa sinistra (venire incontro alle nostre proposte o a quelle di Giuliano Pisapia...) e quali siano le reali responsabilità di chi, da anni e intensamente, collabora con le Ong, anche arrivando a verificare a valle se la filiera che parte dagli scafisti sulle rive libiche non abbia poi conclusione nei tanti centri per rifugiati che si moltiplicano in giro per l’Italia. Vedere cioè se qualche Ong non abbia un chiaro interesse a portare immigrati in Italia perché c’è qualche sorella non governativa che ne raccoglie ulteriori frutti.

Su questo ho depositato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma. Qual è la notizia? Sta nel fatto che tutti ne parlano ma nessuno ha mai messo nero su bianco le ambiguità di questi rapporti, dando impulso ad indagini che garantiscano la giusta chiarezza ai tanti italiani, di tutti i colori politici, che vogliono vederci chiaro. Su cosa? Per esempio sui rapporti tra le Ong, operanti nei mari, e la Croce rossa italiana, affinché si accerti anche l’insussistenza di elementi riconducibili a rapporti di natura economica in via diretta tra le stesse e/o mediati da terzi privati.

A seguito infatti delle dichiarazioni del Procuratore Capo di Catania Carmelo Zuccaro, sarebbero emersi collegamenti tra alcune Ong, nello specifico la Moas (Migrant Offshore Aid Station) di Malta, e i trafficanti di uomini situati in Libia. Un articolo a firma di Maurizio Belpietro ipotizzava l’esistenza di un vero e proprio contratto in essere tra la Croce rossa italiana e la Ong Moas. Secondo detto contratto verrebbe riconosciuta alla Moas una somma di 300mila euro da parte della Croce rossa italiana - in rate da 50mila euro - a fronte della possibilità di imbarcare personale della stessa a bordo delle navi operanti a largo della Libia.

Come noto, la Cri ha da tempo iniziato ad utilizzare numerose strutture sparse nel territorio italiano quali veri e propri hub per l’accoglienza dei “cittadini stranieri richiedenti asilo politico” (a Roma sono noti gli hub di Ramazzini a Monteverde e di via Pietralata 190). Inoltre, la stessa Cri, nel corso degli ultimi anni, risulterebbe aver finalizzato la sua attività quasi esclusivamente nel settore dell’accoglienza degli immigrati, da cui ne deriverebbero i suoi principali introiti, così come rappresentato dalla gestione della tendopoli di Roma in via Bernardino Ramazzini, ottenuta attraverso una manifestazione di interesse, e la partecipazione alla procedura di affidamento dei servizi di accoglienza e dei servizi connessi per il periodo 1/1/2017- 31/12/2017 per un importo di più di 103 milioni di euro.

Insomma, la Cri stia tranquilla, è solo un esposto, potrebbe non significare nulla, ma proprio a tutela di chi fa vera assistenza e del cittadino contribuente, abbiamo chiesto alla Procura di poter indagare ed eliminare ogni dubbio in merito. Almeno in questo caso...

(*) Consigliere regionale del Lazio e membro dell’assemblea nazionale di Fratelli d’Italia