Ema: la beffa della “moneta”

Certo che tirare a sorte per un fatto di tale importanza è semplicemente ridicolo e inaccettabile, ma qualcuno ci sarà pure stato a deciderlo. Chi è stato a proporre e a far accettare un regolamento che prevedesse l’estrazione a sorte in casi del tipo Amsterdam/Milano?

Insomma, qui stiamo parlando dell’Agenzia sul farmaco ma avrebbe potuto essere anche un altro organismo e la musica non sarebbe cambiata, dunque la follia del metodo resta. Peccato per noi e per Milano, ma a essere sinceri se fosse accaduto ad Amsterdam gli olandesi avrebbero altrettanto avuto ben ragione di imprecare. La realtà è che in troppe cose l’Europa manca di buon senso perché paga un progetto nato male e cresciuto peggio, per questo l’Unione non funziona e tende a sfaldarsi sempre più. Che poi il destino abbia ancora una volta puntato tutto sulla “moneta”, seppure virtuale, sa di beffa, ma tant’è.

Bisognerebbe e bisognerà riscrivere tante cose della Ue per tenerla in vita, altrimenti prima o poi finirà a ramengo sia la moneta e sia la “monetina” del momento. Qui non si tratta di essere pessimisti o disfattisti, ma di descrivere una realtà che così com’è non può essere e il sorteggio sull’Agenzia del farmaco ne è la plastica testimonianza. Che poi dietro l’estrazione ci siano accordi e divisioni, Paesi che si amano e Paesi che no, è altrettanto vero, ma è pur sempre la testimonianza di una sintonia che manca e di una unità che latita nella Ue.

Insomma, se a decidere il funzionamento di un pezzo del sogno europeo deve essere il biglietto vincente della lotteria, significa che il sogno è fasullo e il risveglio peggiore. Ecco perché giustamente Milano si è risvegliata imprecando e con rammarico per come si è deciso su un grande progetto che significa prestigio, lavoro e investimenti. Resta una sola sintesi di questo incredibile episodio: cambiare subito il regolamento e cambiare tanto altro della Ue, prima che a dividerla definitivamente sia il troppo che non funziona e che non ha mai funzionato.