La solita “storia”

Con tutto il rispetto per i morti, illustri o non che siano, il problema della sepoltura di Vittorio Emanuele III è francamente marginale. Oltretutto da noi in occasioni particolari si continuano ad aprire dispute storiche per l’una o l’altra motivazione, dimenticando di analizzare i perché veri di troppe cose. Tra queste, a semplice titolo di commento, vi è il fatto che in Italia la storia, dalla Repubblica in poi è stata scritta e raccontata in modo parziale e relativo. Con tutta probabilità se i passaggi fossero stati analizzati e trasferiti con la dovuta obiettività, alcuni giudizi sarebbero diversi sia in un senso che nell’altro e la cosiddetta pacificazione sarebbe meno complicata.

Nel caso di specie, le responsabilità della Corona durante il ventennio furono tante e gravi, secondo noi addirittura imperdonabili, ciononostante i vizi con i quali si è trasferita la narrazione di quegli anni hanno complicato anziché semplificato la certezza dei passaggi. Ecco perché sulla storia d’Italia dagli anni Venti alla Costituzione repubblicana andrebbe fatta finalmente un’analisi fredda, terza e oggettivamente definita. Del resto proprio perché le aberrazioni di alcune scelte di allora, unite alla vergogna più grande delle leggi fasciste sulla razza hanno significato un dramma assoluto, andrebbero dissipati oggi tutti i particolari con la terzietà necessaria.

Al netto di tutto ciò, interessare il Paese alla polemica su una questione che non solo è marginale ma che rappresenta piuttosto un fatto privato dei Savoia, sembra eccessivo e ingiustificabile. Così come è ovviamente fuori dal mondo la richiesta della famiglia piemontese di utilizzare il Pantheon per tumulare le spoglie di Vittorio Emanuele III. Insomma, l’Italia presente è afflitta da tanti e tali problemi da non sentire alcuna necessità di aggiungerne altri, costruiti oltretutto immotivatamente in vista della campagna elettorale.