La legislatura è finita, i problemi no

Ci mettiamo alle spalle, grazie a Dio, l’ennesima legislatura di centrosinistra, inconcludente, evanescente e sprecata rispetto ai problemi veri. Quest’ultimo anno, poi, dovevamo e potevamo risparmiarcelo, anche se per i soliti “guru” è servito a scoprire uno statista straordinario di cui nessuno si era accorto...

Pensate, già nel 2013 all’inizio del quinquennio avevamo a disposizione nella rosa un fuoriclasse più unico che raro: Paolo Gentiloni eppure non lo abbiamo incaricato Premier, che sciocchini... Sia chiaro, Gentiloni è persona seria e garbata, ma ha brillato solo perché dopo Matteo Renzi è bastato stare zitti e galleggiare per fare meglio. Insomma, dovevamo chiudere all’indomani della batosta referendaria, ed essere andati avanti non ha cambiato nulla, tranne l’aumento del debito pubblico che l’Europa ci rimprovera.

Infatti, tutti i dati strabilianti che da settimane ci sparano in prima pagina per suggestionarci, sono solo il frutto di una politica espansiva gigantesca della Banca centrale europea. Mario Draghi, insomma, ha inondato il mercato di una tale massa di liquidità a costo zero che non averne alcun vantaggio sarebbe stato impossibile. Ecco perché anche da noi c’è un po’ di crescita, d’inflazione, di consumo e di miglioramento, nulla di più.

Nulla di più perché i problemi veri del Paese, giustizia, fisco, burocrazia, Mezzogiorno, sanità, apparato pubblico, immigrazione e debito, restano tutti al loro posto. Del resto i numeri che ossessivamente giornali e tv ci annunciano ogni giorno, sono solo quelli positivi, perché quelli negativi, alla faccia della serietà, se ne guardano bene dal comunicarli con altrettanto clamore. Sottovoce il debito pubblico che aumenta, sottovoce la Borsa di Milano che resta sempre ultima, sottovoce la presa in giro dell’Ape, sottovoce la dimensione dei crediti deteriorati e delle chiusure aziendali per fallimento. Come sottovoce si parla di Equitalia che sta lì viva e vegeta, dei motivi dello sfascio previdenziale, degli italiani che fanno la fame, di chi ha preso i soldi in banca e non li ha restituiti. Nulla sulle cooperative che lucrano denaro pubblico in cambio di una accoglienza da favelas e nulla sulle delocalizzazioni aziendali che continuano a prosperare.

Insomma, se non ci fossero quelle poche trasmissioni che coraggiosamente denunciano lo sfascio complessivo del Paese, gli italiani sentirebbero solo i successi strombazzati dalle portaerei dell’informazione. La verità è che in cinque anni si sono sprecate risorse à gogo per bonus, incentivi elettorali, regalini clientelari, pseudo riforme, ecco perché per quel che servirebbe i soldi non ci sono mai. Del resto per capire come sia messa l’Italia basta entrare in un ufficio pubblico, in un ospedale, in un tribunale, all’Agenzia delle entrate, oppure presso uno sportello comunale o regionale che sia. Per capire basta fare una domanda alla Pubblica amministrazione per una licenza, oppure un ricorso giudiziario per un torto subito, oppure ancora una richiesta di finanziamento in un istituto di credito. Si tratta quindi di quegli atti della quotidianità collettiva che fanno capire quanto un Paese funzioni, vada bene, oppure no.

Sia come sia, gli italiani hanno capito quel che c’era da capire di questi cinque anni di centrosinistra e certo non si faranno suggestionare dalla polvere di stelle che gli gettano addosso. Serve una conversione a U politica, culturale, fiscale e amministrativa, serve una riforma gigantesca del sistema pubblico e giudiziario. Serve insomma quell’opzione liberaldemocratica, repubblicana e civica che restituisca l’Italia allo sviluppo, al benessere, alla giustizia sociale. Il centrosinistra ha fallito ancora, il Movimento Cinque Stelle a partire da Roma è inaffidabile e in seria difficoltà, c’è da augurarsi che gli italiani questa volta sappiano scegliere cosa fare.