Rimodulare fa rima con incassare

La parola d’ordine è “rimodulare”. La prossima manovra sarà segnata da questo imperativo supremo lanciato dal Governo giallo-rosso. Ma, decisa la rimodulazione, bisogna rimodulare gli italiani. E qui la faccenda si fa complicata. Perché dietro il termine tecnico si nasconde il più prosaico e banale aumento delle tasse. E quando si tratta di stabilire a chi toccherà pagare più Iva o più ticket sanitario arrivano i problemi. A chi tocca questa volta? A chi opera nel settore del turismo? A chi lavora in quello dei trasporti? A chi produce beni di lusso? Questi interrogativi stanno a dimostrare che l’attuale momento è quello delle lobby. Quelle più forti eviteranno l’aumento dell’Iva, mentre quelle più deboli la dovranno sopportare.

Per i ticket sanitari, invece, è molto più facile. Basta applicare il principio che chi ha maggior reddito paga di più per risolvere la faccenda. Tanto il ceto medio non è organizzato in lobby e non è in grado di reagire ad una tassazione che si aggiunge a quella che già paga in misura proporzionale per ottenere servizi da parte dello Stato.

Insomma, rimodulate, rimodulate, qualcosa resterà. Passando dalla tasche degli italiani alle casse dello Stato rapinatore!